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Full text of "I fatti principali della storia di Milano : narrati ad uso delle scuole e del popolo"



m\ 







I deputati delle città lombarde giurano in Pontida i patti della Lega. 



I FATTI PRINCIPALI 



DELLA 



STORIA DI MILANO 



narrai: 



AD USO 



DELLE SCUOLE E DEL POPOLO 



n 



C: 



Gir i VA.S-& ^ p a li S. r Q 




MILANO 

Tipografia e Libreria Editrice Dilta Giacomo Agnelli 



via Santa Margherita, n . 
1875 



* 



Tutto è in Milan mirabil ; d'ogni bene 
v è copia; ornate case innumerevoli: 
Facondi ingegni, onestà antica.... 

AUSONIO, traa t di C. Càntiì\ 



Gb/8lf 



AL 

MUNICIPIO DI MILANO 

QUESTI CENNI DI STORIA CITTADINA 

SCRITTI 

PER GLI ALUNNI DELLE CIVICHE SCUOLE 

L'AUTORE 

DEDICA. 



«53 



7? 58034 



Era generalmente lamentata tra noi la man- 
canza di una storia di Milano, la quale racchiu- 
desse in poche pagine i fatti più importanti 
che la risguardano. A riempiere tale lacuna 
si accinse l'autore dettando col metodo dialo- 
gico gli avvenimenti sceverati dalle favole che 
travisano la storia e dalla erudizione pura, 
non adatta alle menti giovanili; se ha rag- 
giunto lo scopo, ei l'avrà pel miglior com- 



• 



penso che mai possa desiderare alle proprie 
fatiche. 

L'autore spera che i giovanetti, pei quali 
questo lavoro è stato scritto, facciano tesoro 
a vantaggio della patria degli avvenimenti 
narrativi, dessi, in cui specialmente sono ri- 
poste le speranze dell' avvenire. 

G. GARtìANTINI. 



PERIODO L° 

Epoca preromana 
(dai tempi primitivi all'anno 222 av. TE. V.). 

D. 1. QuaVè V opinione degli storici più accreditati, in- 
torno alla origine di Milano? 

R. Gli storici quasi tutti,, sono concordi nel ritenere che, 
in origine, Milano consistesse in un agglomeramene di 
rustiche capanne, abitate da popolo di origine etnisca, 
dedito alla pastorizia. 

D. 2. In qual modo Milano assunse V importanza di una 
città? 

R. Vuoisi che i Galli, condotti da un loro capo, chiamato 
Belloveso, discesi dalle Alpi occidentali, traendo seco loro 
altri popoli incontrati sul cammino, varcassero il Ticino 
e si stabilissero, tra questo fiume, FAdda e il Po, sot- 
tomettendo gli Etruschi, e, prendendo il nome di Galli- 
Insubri, fondassero la città, poco meno di 600 anni 
av. l'È. V. 

D. 3. E intorno alla etimologia del nome Milano, con- 
cordano gli storici? 

R. Finora non si è stabilito un accordo tra gli eruditi, 
intorno alla derivazione del nome dato alla città, ma, 



— 10 — 
abbandonando le favole, la più verosimile congettura 
si è che, i Galli-Insubri, chiamassero Midland in lingua 
celtica il paese occupato, cioè Paese di mezzo, parola 
che si cangiò poi in Mediolanum all'epoca romana, indi 
in Milano. 

D. 4. Quanto tempo si ritiene abbia durato la domina- 
zione gallica? 

R. Si ritiene communemente dagli storici, che la domi- 
nazione gallica, durasse quasi quattro secoli. 

D. 5. Si hanno memorie intorno al reggimento politico, 
amministrativo e religioso dei Galli-Insubri? 

R. Quasi nessuna memoria ci è rimasta, intorno al reg- 
gimento gallico, se si eccettui, che il loro sistema di 
governo era aristocratico, il culto druidico, i loro capi 
o Brenni, scelti fra i nobili e cavalieri e schiava la plebe. 



PERIODO II. 

Epoca romana 
(dal 222 av. TE, V. al 476 dopo l'È. V.). 

D. 6. In guaì modo avvenne la conquista del paese e 
della città, da parte dei Bomani? 

R. Nel 223 av. PE. V., i Romani, per la prima volta e 
sotto i Consoli C. Flaminio Nepote e P. Furio Filone, 
passarono il Po, e, sottomessi i Galli limitrofi a quel fiume, 
Fanno dopo (222) il Console Marcello, vinto Yirido- 
màro, altro dei Rrenni o capi gallici, ausiliarj degli 



i 



— 11 — 

Insubri, colle legioni romane espugnava Milano, assog- 
gettandola alla romana repubblica. 

D. 7. 1 romani, in quale condizione trovarono la città? 

R. La città doveva esser cinta di mura o d'altri ripari, 
dacché il Console dovette espugnarla, però, avendola 
egli trovata popolatissima e molto importante, vi lasciò 
sussistere ir governo civile, i magistrati e le leggi eie 
consuetudini ih uso. 

D. 8. Continuò questo paese a chiamarsi Gallia Insubre? 

R. No, i romani, chiamarono il paese conquistato, Gallia 
Cisalpina ed anche Gallia togata, avendo i cittadini 
adottata la toga, per seguire il costume romano. 

J5. 9. Sapreste dirmi, quando la nostra città abbia otte- 
nuta la cittadinanza romana? 

R. Fu solo ai tempi di Giulio Cesare, verso Panno 49, 
o 48 av. PE. V., che Milano ebbe l'onore della citta- 
dinanza romana. 

D. 10. In qual modo, i Romani, tennero il governo della 
città nostra? 

R. Durante la repubblica, il nostro paese, era governato 
da un proconsole; ai tempi d'Augusto da un prèside: 
dopo Diocleziano, la città nostra, fu quasi sempre una 
delle Capitali dell'Impero. , 

D. 44. Tra codesti governatori, non ve ne fu alcuno che 
si distinguesse! 

R. La storia fa cenno di un Rruto proconsole, il quale, 
tanto seppe farsi amare dai cittadini che, questi, lui vi- 
vente, gli eressero una statua di bronzo. 

D. 42. Durarono tranquilli i popoli transpadani, sotto la 
romana dominazione? 

R. Non sempre; anzi, volendo di frequenti scuotere il 



— 12 - 
giogo romano, questi popoli, fatta alleanza con tribù 
barbare, che scendevano dalle alpi, spinsero le loro 
scorrerie fln sotto Roma stessa. 

D. 43. Con quali provvedimenti, V impero romano, pro- 
curò d'infrenare le invasioni barbariche? 

R. Massimiano Erculeo, imperatore, verso il 295 dell'E. 
V., pose la sua sede nella nostra città, la cinse di so- 
lide mura, rinforzate da torri; il circuito di Milano, era 
segnato allora dal giro delle acque del Nirone e del Se- 
veso, ora sotterranee. 

D. 44. Qual altro imperatore romano si rese celebre, poco 
tempo dopo, nella nostra città? 

R. Costantino il grande, battute le legioni di Massenzio, 
suo competitore allo impero, entrò trionfalmente in 
Milano e vi fece soggiorno verso il 342; nell'anno se- 
guente, emanò la legge di tolleranza del culto cristiano 
e proclamò la città nostra, capitale dell'Italia setten- 
trionale, per cui questa acquistò il massimo splendore. 

D. 45. Quale personaggio ecclesiastico si distingue, circa 
questi tempi? 

R. Ambrogio Anicio, da Valentiniano imperatore fatto go- 
vernatore dell' Insubria nel 369, acclamato vescovo di 
Milano nel 373 e morto nel 398, si distinse in parti- 
colar modo, per la sua sapienza, per la sua pietà e 
per la sua fermezza; a lui, devesi l' istituzione della li- 
turgia milanese, detta perciò Rito ambrosiano. 

D. 46. È egli vero che A itila devastasse la nostra città? 

R. Verso l'anno 452, Attila, re degli Unni, alla testa di 
un immenso stuolo di barbari, invase bensì l'Italia, ma 
non è provato sufficientemente dagli storici che, la città 
nostra sia stata da lui devastata. 



— 13 — 

D. 17. Qual altro condottiero $ impossessa di Milano dopo 

Attila? 
R. Odoacre, re degli Eruli, conquista egli pure la città 

nostra verso il 476, ma vi fa breve dimora, 



PERIODO IH. 

Eruli, Goti e Longobardi 
(dal 476 al 774 dell' E. V.). 

IX 18. Ditemi alcun che, intorno alla impresa di Odoacre? 

R. Odoacre, era figlio del principe di una tribù di ScirL, 
già suddita di Aitila; egli, radunata al di là delle alpi, 
numerosa schiera di Eruli, Rugi, Goti ed Unni, passò 
in Italia, depose e relegò in un castello, Romolo Augu- 
stolo, ultimo degl'imperatori d'Occidente e, preso pos- 
sesso di Roma, s'impadronì ben presto di tutta Italia 
(476). 

D. d9. Chi venne in Italia dopo Odoacre? 

R. Agli Eruli, tennero dietro i Goti, condotti da Teodo- 
rico, i quali, dominarono Milano per sessantanni, la- 
sciando però sussistere, le magistrature, le leggi e le 
consuetudini romane, e Teodorico stesso, ricevette nella 
nostra città, gli omaggi de' suoi nuovi sudditi d'Italia, 
specialmente vescovi, nobili e guerrieri (489-553). 

D. 20. Dalla guerra gotica, quali conseguenze derivarono 
alla nostra città? 

R. Siccome i milanesi, avevano invocato soccorso contro 



_ 14 — 
i Goti, da Giustiniano, imperator greco, così Uraja, ca- 
pitano e nipote di Vitige, re goto, sorprese Milano e 
quasi la esterminò, immolando ben trenta mila abitanti, 
tra cui i Decurioni, e demolendo in gran parte, le mura * 
e le case (539). 

D. 21. Che derivò da tanta sventura? 

R. La città nostra, immersa in tanta rovina, e devasta- 
zione, decadde al punto, da non poter offrire asilo si- 
curo agli stessi suoi abitanti, per cui, abbandonatala 
i nobili e rifugiati nel contado, più non si curavano 
delle magistrature civiche. 

D. 22. Chi recò qualche sollievo alla desolala città? 

R. Narsete, luogotenente di Giustiniano, distrutto il regno 
de 5 Goti, riunendo Milano allo impero d ? Oriente, ne ri- 
storò alquanto le mura e le case, ne riordinò la di- 
sertata Magistratura e le diede un Duca a governa- 
tore (554). 

D. 23. A chi, si attribuisce la fondazione del regno detto 
Longobardo? 

R. Ad Alboino, capo de 5 Longobardi, si attribuisce la fon- 
dazione del nuovo regno, detto appunto Longobardo, 
verso il 569 ; egli, venne proclamato in Milano, re dei 
paesi stati nuovamente conquistati (3 settembre). 

IX 24. Quali mutamenti si verificarono nel governo della 
città, alla venuta de' Longobardi? 

R. I Longobardi, erano governati dai re, i quali, deputa- 
vano a reggere le provincie dei Duchi, la cui autorità ab- 
bracciava tutti i rami della pubblica amministrazione; 
particolarmente poi, concessero una Costituzione a tutti 
i paesi conquistati, compreso Milano (573). 

D. 25. Le storie, non fanno cenno di una regina, che si 
distinse durante il regno Longobardo? 



*» 



— 15 — 

R. Durante il dominio Longobardo, si distinse infatti la 
regina Teodolinda, moglie di Agilulfo e madre di Ada- 
loaldo, la quale, lasciò indelebili ricordanze, specialmente 
nella città di Monza, sua residenza, per la sua pietà e 
munificenza (585). 

D. 26. Di quali; tra i re Longobardi, si hanno grate ri- 
cordanze? 

11. Tra i re Longobardi, di cui ci sia stata conservata 
qualche memoria, annoveransi: Agilulfo, che fu ricono- 
sciuto re a Milano (591) e Ròtari, il quale, ordinò e 
compì un corpo di leggi, detto Editto, colle modifica- 
zioni ed aggiunte, richieste dai nuovi bisogni sociali 
de 5 Longobardi (644). 

D. 27. Qual fatto importante, si verificò negli ultimi 
tempi del Regno Longobardo ? 

R. Il fatto importante che merita di essere accennato^ 
durante gli ultimi tempi del dominio Longobardo, è la 
lotta accanita ed incessante, tra i papi spesso collegati coi 
Duchi e i re Longobardi, per ambizione di dominio e 
di preponderanza, la quale, trasse alla rovina il regno 
medesimo (744-774). 

D. 28. A chi, si attribuisce la distrazione del regno dei 
Longobardi? 

11. La distruzione del regno de 5 Longobardi, viene attri- 
buita a Carlo Magno, re dei Franchi, il quale, vinto e 
latto prigioniero Desiderio, ultimo re longobardo, fonda 
un nuovo regno d'Italia (774). 



16 



PERIODO IV. 

Dominazione dei Franchi 

Imperatori Tedeschi — Governo Misto 

(dal 774 al 1042). 

JD. 29. Quale straordinario connubio di popoli, si verificò 
alV epoca della conquista dei Franchi! 

R. I Franchi, condotti da Carlo Magno, non cacciarono 
già i Longobardi, i quali, dal canto loro, avevano frater- 
nizzato cogli antichi abitatori delPInsubria; per cui, si 
verificò tra noi, la naturalizzazione di tre distinte na- 
zioni, romana, longobarda e franca o salica, i cui cit- 
tadini, viventi in pace fra di loro, dichiaravano di vo- 
ler professare ciascuno, le leggi del proprio paese. 

I>. 30. Alla venuta dei Franchi, avvennero mutamenti 
nel governo di Milano? 

R. Carlo Magno, ai Duchi, sostituì nel governo delle città 
i Conti, ma pare i primi, continuassero a tenere il go- 
verno delle provincie. I Duchi e i Conti, in Milano, ren- 
devano giustizia, tenendo temporaria residenza al Cor- 
dusio (Curia- Ducis), di cui ci è rimasta memoria. 

D. 3i. Quali consequenze trasse seco, la morte di Carlo 
Magno? 

R. Carlo Magno, venne a morte nel 814, dopo aver re- 
gnato, per 43 anni sull'Italia, e i di lui successori, ben 
"lontani dal somigliarlo, colle loro discordie e coi loro 
vizj, affrettarono lo scioglimento della monarchia, da 
lui fondata. 



— 17 — 

D. 32. Sapreste indicarmi, per sommi capi, le vicende 
della dinastia carolingia? 

R. Bernardo, re d'Italia, figliuolo di Pipino ed abiàtico di 
I Carlo Magno, muore nel 818, fatto accecare da Lodo- 
vico detto il Pio, imperator franco; poscia, insorse grave 
e sanguinosa contesa d'impero, tra i figliuoli di Lodo- 
vico stesso (833-835) e poco dopo tra Lotario I e Lo- 
dovico II (838-843), finché quest'ultimo, rimase pa- 
drone assoluto in Italia, sulla quale regnò fino al 875. 

D. 33. In questi tempi, V arcivescovo Jnsperto da Bias- 
sono, in che si distinse? 

R. Intorno a questi tempi, l'arcivescovo Ànsperto da 
Biassono, prendeva a ristaurare le mura della città e 
ad ampiarle. tra l'868 e Y 881, per cui, pochi anni dopo, 
la città nostra, annoverava nove porte ben ornate e 
ben fortificate, con ponti e catene in ferro; egli, innal- 
zava anche l'atrio della basilica di s. Ambrogio. 

D. 34. Sapreste darmi notizia di una Dieta, tenutasi in 
Milano? 

R. Nell'anno 945, venne tenuta nella nostra città una 
Dieta, in cui si proclamò a re d'Italia, Lotario, figlio 
di Ugone. 

D. 35. Quali conseguenze nacquero, dai competitori al* 
V arcivescovato, circa questi tempi ? 

R. Adelmano Menclozio e Manasse, competitori all'arci- 
vescovato, nel 948 provocano discordie e risse, non 
senza spargimento di sangue; questa guerra civile, durò 
cinque anni. 

D. 36. Chi, trasse profitto, da questa guerra civile? 

R. Ottone, re di Germania, trasse subito profitto da questa 
guerra civile, mandando Litolfo, suo figlio, per investi- 

I fatti principali, ecc. 2 



— 18 — 
gare gli animi dei signori e disporli alla sua calata in 
Italia, verso il 951. 

Z>. 37. In quaV epoca Ottone re discese in Italia! 

II. Ottone, prese possesso di Milano e di Pavia nello stesso 
anno 951 e dopo aver investiti Berengario II ed Adal- 
berto del regno d'Italia in fendo, tornò in Germania. 
Poco dopo, in causa di gravi dissapori, sorti tra Be- 
rengario e i suoi vassalli, Ottone, trovò pretesto a ridi- 
scendere in -Italia e nel 961 entrò in Milano e si fece 
incoronare re d'Italia, nella basilica Ambrosiana. 

Z>. 38. Quali furono le conseguenze dell' incoronazione di 
Ottone I in re d' Italia? 

Pi. Siccome V incoronazione di Ottone I in re d' Italia, 
fu fatta per mano di Valperto nostro arcivescovo, così, 
venne riconosciuto negli arcivescovi di Milano, un tal 
quale diritto di decidere delle sorti del paese; dal qual 
diritto, essi, trassero ben presto profitto, onde ne scaturì 
un governo misto, ecclesiastico-civile, scorgendosi da 
quest'epoca gli arcivescovi guerreggiare con armi pro- 
prie, unite a quelle dei sovrani e dei capitani speciali 
della città. 

D. 39. Si hanno memorie della magistratura civica dì 
quei tempi ? 

R. In occasione di un trattato di pace, conchiuso nel 983 
tra Ottone II e la città, questa, vedesi rappresentata 
dai Sapienti delle varie fazioni, i quali, erano appunto 
i maggiorenti, costituiti in magistratura civica. 

D. 40. Datemi ima idea del governo civile di quest'epoca? 

¥\. U autorità dei Sovrani, essendo quasi nulla, per esser 
dessi sempre lontani dalla città, il predominio acquistato 
dagli arcivescovi e V organizzazione della magistratura 



— 19 — 
civica, fecero si, che Milano, a parità di altri municipj 
(T Italia, si reggesse con istituzioni di libertà. 

D m 41. A quale epoca approssimativamente, viene dagli 

* storici, attribuito lo sviluppo della libertà comunale? 

R. All'epoca della morte di Teofania, imperatrice di Ger- 
mania e madre del piccolo Ottone HI, avvenuta nel 991, 
si vuole, dagli storici, attribuire lo sviluppo della libertà 
comunale in Italia. 

D. 42. Chi piti approfittò del reggimento di libertà? 

R. Il popolo non già, poiché, chi ne trasse ben presto 
profitto furono: l'arcivescovo Àriberto, che, per una 
quistione puramente ecclesiastica, ci trascinò nel 4027 
'ad aspra guerra contro i Lodigiani, la quale ebbe fu- 
neste conseguenze, e i Maggiorenti, i quali inveirono 
coi supplizj contro i seguaci della setta de' Patarini, 
che voleva ribellarsi alla prepotenza feudo-clericale, 

D. 43. A quali conseguenze ci condusse, la prepotenza 
feudo- clericale? 

R. Conseguenza inevitabile della prepotenza feudo-cleri- 
cale, fu lo scoppio di una aperta ribellione del popolo, 
contro la nobiltà feudale, ribellione, che degenerò in 
guerra civile, durata tre anni, cioè dal 4035 allo spi- 
rare del 1037. 

D. 44. Com' ebbe fine, la guerra civile triennale? 

R. La guerra civile triennale, si risolse in una guerra 
esterna contro Corrado il Salico, re di Francónia, il 
quale, aveva fatto imprigionare l'arcivescovo Àriberto, 
per la sua smodata ambizione di dominio, e con una 
tregua apparente tra i partiti, per timore di quel re, che 
campeggiava da nemico colle sue milizie sotto le mura 
della città (1037-39). 



— 20 — 

D. 45. Quale istituzione devesi ad Ariberto, verso que~ 
st' epoca? 

R. Onde tener meglio raccolte sul campo di battaglia le 
sue milizie pedestri, ragunaticcie e disordinate, e abi- 
tuarle a star saldi contro la cavalleria nemica, Ariberto, 
inventa il celebre Carroccio, nel 4038, in occasione ap- 
punto di un secondo assedio della città, da parte delle 
milizie di Corrado IL 

D. 46. Si pacificarono le intestine discordie, cessate le mi- 
nacce del re Corrado II? 

R. Malauguratamente, le interne discordie non cessarono, 
poiché, ad onta della morte di Corrado il Salico, avve- 
nuta nel 1039, la guerra civile si riaccese più fiera 
nel 4042, e, i nobili espulsi dalla città, la cinsero d'as- 
sedio per tre anni e con continue scaramucce, i par- 
titi si straziarono a vicenda. 
* D. 47. Quali altri fatti interni, ci ricorda la storia della 
città nostra, in questo periodo storico? 

R. Durante il periodo storico, da Carlo Magno ed En- 
rico li, di ben sei secoli, vediamo Y arciprete Datéo 
fondare, verso il 787, il primo ospizio pei trovatelli; la 
nostra zecca, batter moneta col monogramma di Carlo 
Magno, intorno al 796; e svilupparsi la peste, nel 964 
e nel 4005. 



* 



— 21 — 



PERIODO V.° 

Reggimento repubblicano 
(dal 1042 al 1237). 

D. 48. A chi, spetta la gloria di aver sedale le inteme 
discordie e conciliati i partiti popolare e dei nobili? 

R. A sedare le tanto deplorabili discordie intestine, sorse 
un Lanzone o Valdone, notaio e giudice di corte , il 
quale, quantunque nobile, si fece capo del popolo, presso 
cui godeva di molta stima, e ne patrocinò gli interessi, 
conciliando c(ftì i partiti opposti ed ottenendo prelimi- 
nari di pace (1044). 

D. 49. / patti della pace vennero essi osservati? 

R. Per opera appunto del benemerito Lanzone, non solo 
vennero osservati i preliminari di pace, tra il popolo 
e la nobiltà milanese, ma furono ratificati alla dieta di 
Roncaglia, nel 4055 (5 maggio). 

D. 50. Quali benefiche conseguenze scaturirono, dalla pace 
di Roncaglia? 

R. In seguito alla pace di Roncaglia, Milano, libera anche 
da influenze straniere, si resse con ordinamenti re- 
pubblicani. 

D. 51. Abbiamo memorie del modo con cui reggevasi, in 

quest'epoca, la nostra città? 
R. Dalle memorie, serbateci dalla storia intorno al reg- 
gimento repubblicano della nostra città, rileviamo, che 
essa era retta dai Consoli della repubblica, i quali, ave- 



— 22 — 
vano autorità civile e militare, erano per lo più scolti 
tra i nobili del Comune, e convocavano il popolo alle 
assemblee, in un luogo a ciò designato. La magistratura 
consolare, venne creata verso il 4099, e ad essa, era 4 
soggetto anche l'arcivescovo; il quale, quantunque capo 
della repubblica, nelle cose spettanti al governo, richie- 
deva il consenso del popolo, rappresentato dai Consoli. 

D. 52. Durarono mollo tempo, i beneficj della pace in- 
terna ed esterna? 

R. Se si eccettui, una breve contesa tra i Milanési e Lo- 
digiani, contro i Pavesi, per gelosia di dominio, fuvvi 
pace per quasi mezzo secolo, tra le citta Lombarde 
(1061-1107). In quest' ultimo anno però, scoppiarono 
nuove guerre municipali, tra Milanesi e Lodigiani, 
le quali, ebbero fine colla distruzione jli Lodi (1111), e 
tra Milanesi e Comaschi dal 1118 al 1127, cessata in 
quest'ultimo anno, colla devastazione di Como. 

D. 53. Quali guai ci tirarono addosso, queste guerre mu- 
nicipali ? 

R. Gl'imperatori di Germania, i quali, di quando in quando, 
scendevano in Italia a smungerne denaro, senza mai 
potervisi stabilire, agognavano a farci soggetli al loro 
impero, e approfittarono delle nostre funeste guerre, per 
toglierci la libertà. 

D. 54. Quale degl'imperatori di Germania, ci portò la 
maggior sciagura ? 

R. Federico I, soprannominato il Barbarossa pef colore 
della barba, trovando d'inciampo alle proprie mire di 
conquista, la potenza della repubblica milanese, risolse 
di abbatterla, e, calato in Italia, nel 1154, con formida- 
bile esercito, dopo di averci posti in aspri conflitti colle 



— 23 — 
città vicine, strinse Milano d'assedio nel -1458 e ne 
otlenne la resa a condizioni. 

D. 55. Quali opere, avevano compialo i Milanesi, per so- 
stenere questo assedio? 

R.. I Consoli della repubblica, cinsero la città di un nuovo 
muro con bastioni e fossa, sotto la direzione di mastro 
Guintellino, ingegnere, venendo così a rinchiudere nella 
nuova cerchia molte basiliche, che prima rimanevano 
al di fuori. 

D. 56. Durò a lungo la pace, tra i Milanesi e Federico 
Barbarossal 

i\. Poco tempo durò la pace tra Federico e i Milanesi, 
poiché, volendo l'imperatore, imporre a noi un podestà, 
la città, sorse a tumulto, maltrattò il legato imperiale 
e si dispose a nuova guerra. 

D. 57. In qual modo, ebbe fine la seconda guerra con 
Federico ? 

fi. Federico, dopo una guerra di quasi quattro anni, com- 
battuta con molte avvisaglie più o meno sanguinose, 
ottiene la città a discrezione e ne ordina la distruzione 
nel 4462, cacciandone in esilio i cittadini, parte dei 
quali, si stabilì nei circonvicini villaggi. 

Z). 58. Durò a lungo, V esilio dei nostri concittadini? 

R. Gli sventurati nostri concittadini, durarono nell'esilio 
per cinque anni, dopo di che, più non potendo sop- 
portare l'abbandono dei loco focolari e le continue ves- 
sazioni ed estorsioni, da parte dei ministri regi, ven- 
nero a segrete intelligenze coi delegati d'altre città, e 
adunatisi nel monastero di Pontida, colà, strinsero la 
famosa Lega lombarda, onde opporsi a qualunque stra- 
niera invasione (7 aprile 4167). 



— 24 — 
D. 59. Quale memorabile avvenimento, ricondusse i Mi- 
lanesi in patria? * 
R. Nel giorno 27 aprile 4167, gli alleati di Pontida, ri- 
condussero i Milanesi nella loro desolata città, e presta- ' 
rono validi aiuti, colle armi e coli' opera, a rifarne le 
mura, i bastioni, le porte ed il fossato, acciò fossero 
in grado di resistere a qualunque nemica sorpresa. 

D. 60. Furono grati, i cittadini Milanesi, al loro corag- 
giosi alleati? 

R. I Milanesi, fecero generosi donativi ai loro alleati, non 
solo, ma, volendo guarentire la città di Tortona, dalle 
continue nimicizie e scorrerie dei vicini Pavesi, diedero 
mano alla erezione della città di Alessandria, in vici- 
nanza al Tànaro, munendola di ampia fossa e di for- 
tificazioni (1168). 

D. 61. Federico Barbarossa, lasciò tranquilli i Milanesi, 
nuovamente fortificatisi in città? 

R. Non già; poiché la guerra, si condusse con vario vi- 
gore, per lo spazio di nove anni, finché, vi pose fine 
la memorabile battaglia di Legnano, in cui, Federico, 
rimase completamente sconfitto (29 maggio 1176). 

D. 62. Dopo tale rovescio, pensò Federico alla pace? 

R. Sette anni dopo questa sconfitta (1183), Federico Bar- 
barossa, convenne ad una Dieta, nella città di Co- 
stanza, coi rappresentanti della Lega lombarda; ivi, 
ai 25 di giugno, si stipulò la pace, venendo solenne- 
mente riconosciuta la repubblica milanese. 

D. 63. Quali beneficj recò, ai Milanesi, la pace di Costanza? 

R. Resi tranquilli, i Milanesi, mercè le loro agguerrite mi- 
lizie, la città ben munita e fortificata e la fede dei col- 
legati, ebbero campo di viemmeglio assicurare le loro 






1-4 






Iti 
ti 






_ 27 — 
libere istituzioni e di volgere il pensiero ad opere gran* 
diose ed allo sviluppo delle arti e dell'agricoltura. Essi, 
iniziarono lo scavo del Tesinello, del Naviglio grande 
e della Vetabbia, e costruirono il palazzo del Broletto 
in piazza dei mercanti. * 

ZA 64. In quale maniera, s'introdusse tra noi, la carica 
di Podestà? 

K. Mentre i nostri più cospicui cittadini, erano chiamati 
in molte altre città d'Italia a coprire la carica di Podestà 
e vi si distinguevano, Milano, non aveva voluto saperne 
di un tal magistrato, finché esso poteva esserle imposto 
da Federico; morto lui, acclamò podestà, nel 1192, 
un Bonapace Fava, bresciano, reggendosi contempora- 
neamente coi propri Consoli. 

ZX 65. Quale istituzione, di origine popolare, sorge intorno 
a quest'epoca? 

R. Il popolo milanese , onde sottrarsi al predominio ed 
alle vessazioni dei nobili, istituì un corpo politico, in- 
titolato Credenza di s. Jmbrogio, la quale, fu però 
fomite di discordie interne, che ci condussero alla per- 
dita della libertà , conseguentemente, della grandezza 
della patria (1198). 

D. 66. Quale istituzione introdussero, dal canto loro, i 
nobili? 

R. Allo scopo di paralizzare la Credenza di s. Ambrogio, 
i nobili, istituirono nel 1201, la Società detta dei Ga- 
gliardi e vennero eletti più podestà, a tutela dei diritti 
di ciascuna fazione. 

D. 67. Ditemi qualche cosa, intorno la guerra divampala, 
tra Federico II e i Milanesi? 

R. Federico II, osteggiando la Lega lombarda, scendeva 



- 28 — 
in Italia nel 4226, e ben presto si atteggiava a nemico 
dei Milanesi e dei loro alleati; con ciò, dava adito ai 
partiti imperiale o ghibellino e papale o guelfo di ma- 
nifestarsi, e quindi a nuove discordie ed a dissensi tali, 
che, riempirono l'Italia di tumulti e di stragi. 

D. 68. Comebbe fine questa disastrosa guerra? 

R. Dopo diversi fatti d'armi, più o meno gloriosi, i Mi- 
lanesi, vennero sconfitti a Cortenova, su quel di Ber- 
gamo, nel 4237, e i superstiti, andarono debitori della 
Jora salvezza, ad un Pagano della Torre, feudatario della 
Valsàssina, il quale, per sicura via, li ricondusse sul ter- 
ritorio "milanese. 

D. 69. Quali opere si compirono dai Milanesi, durante 
questo periodo storico? 

R. Durante questo periodo storico (4042-4237), noi ve- 
diamo estendersi gli Statuti anche nel contado intorno 
al 4216 ed operarsi lo scavo del canale detto la Muzza 
nel 4249. 

D. 70. Quali personaggi si distinguono maggiormente in 
questo periodo? 

R. I personaggi che in questo periodo storico, maggior- 
mente emersero, furono: l'arcivescovo Anselmo che 
con 50 mila combattenti passò in Oriente a combattere 
una crociata, lasciandovi la vita, e frate Daniele, umi- 
liato di Brera, che introdusse in Milano l'arte della 
seta. 



— 29 



PERIODO VI. 

I Torriani 
(dal 1237^1 1311). 

D. li. Qaal fatto costringe Federico II a togliersi di 
Lombardia? 

R. Federico II, insuperbito pel prospero successo di Cor- 
tenova e avuti nuovi rinforzi d'armati dalla Germania, 
entrò nel nostro territorio e lo pose a sacco; ma escile 
le nostre milizie e incontratolo a Camporgnano, gli 
fecero provare tale una rotta da costringerlo a togliersi 
dalla Lombardia (1239). 

D. 72. Quali altri avvenimenti posero fine alla repubblica 
milanese? 

R. Nel 4245 si riaccese la guerra contro Federico II, di 
nuovo calato in Italia, la qual guerra ebbe però fine, 
in questo stesso anno, colla sconfitta di Gorgonzola su- 
bita da Enzo di lui figlio, per cui si conchiuse la pace. 
Ma la divisione funesta fra il partito dei nobili con a 
capo V arcivescovo Leone da Perego e quello del po- 
polo, capitanato da Martino Della Torre, anziano della 
Credenza, lacerò la repubblica, che s'incamminò così 
verso la sua caduta. 

Z). 73. In quest'epoca, chi sì distinse quale strenuo ma 
feroce comandante di bande armate? 

R. Ezelino III, figlio di Ezelino II, durante quasi trenf anni, 
mise a soqquadro la Lombardia capitanando i parti- 



— so — 
giani ghibellini, minacciando di sconvolgerne V ordina- 
mento e mutarvi la signoria in tirannide (1226-1259). 

D. 74. In qaal modo si liberò la Lombardia, da sì mo- 
struoso tiranno? 

R. in Lombardia si bandì dal papa una crociata contro 
Ezelino, e si strinse una potente lega dei principali si- 
gnori; si trasse profitto della di lui comparsa sotto le 
mura di Milano, di cui volava impadronirsi, e strettolo 
tra le milizie alleate, venne sbaragliato, ferito grave- 
mente e fatto prigioniero. 

D. 75. Come prese dominio la famiglia dei Della Torre? 

R. Martino della Torre, già Anziano della Credenza fino 
dal 1259 e signore di Milano, venuto a morte nel 1263, 
aveva ottenuto che quella carica passasse nel di lui 
fratello Filippo, uomo avaro, venale e scostumato il 
quale, eletto Capitano perpetuo del popolo, cessò di 
vivere nel 1265. 

D. 76. Chi successe a Filippo, nella carica di Capitano 
del popolo? 

R. Al morto Filippo, successe il di lui cugino Napoleone, 
detto anche Napo, il quale, pel primo istituì corpi 
d'uomini d'armi o soldati stipendiati per mestiere, specie 
di milizia stanziale. 

D. 77. Quali furono le gesta di Napoleone Della Torre? 

R. Napo della Torre, nel 1269 dovette portar le armi 
nostre contro i Lodigiani, i qunli si erano ribellati; e 
si impadronì di Lodi nel 1270; nel susseguente anno 1271 
conlro Como, pure ribellatasi e di cui pure s'impadronì. 

D. 78. In quaV epoca,, ebbe luogo la nomina di Napo 
Della Torre a Ficario imperiale? 

R. Napoleone Della Torre venne dallo imperatore Ro- 



- 31 - 

dolfo I di Àbsburgo nominato nel 1273 Vicario impe- 
riale, ossia rappresentante o luogotenente delF impera- 
tore stesso nella provincia. 
*D. 79. Quale conseguenza nacque da tal nomina? 

11. Dalla nomina di Napo Della Torre a vicario impe- 
riale, gr imperatori di Germania, pretesero far rivivere 
gli spenti loro diritti sull'Italia. 

D. 80. In qual modo andò diminuendo il dominio della 
famiglia Della Torre? 

R. Durante il dominio dei Torriani, i nobili esuli non ave- 
vano giammai potuto rimpatriare, per cui, mantene- 
vano aperta guerra contro i dominatori di Milano. L'arci- 
vescovo Ottone Visconti, che non si era mai arrischiato 
a prender posto nella sua sede, i cui beni erano stati 
confiscati, favoreggiava i fuorusciti; i Novaresi e i Pa- 
vesi parteggiavano essi pure per questi; tale stato di 
cose non putendo durare, si venne ad aperta guerra 
nel 1274 con varia fortuna. . 

D. 81. Quali avvenimenti affrettarono la rovina dei Tor- 
riani ? 

R. Gravi dimostrazioni popolari si manifestarono per le 
soverchie gravezze imposte dai Torriani, onde soddis- 
fare alle smodate loro ambizioni e spese; ad esse si 
aggiunse Patteggiamento minaccioso dell'arcivescovo 
Ottone, intorno al quale, come si è detto, si raggrup- 
pavano i fuorusciti e i malcontenti della signorìa (1275). 

D, 82. Qual fatto decise della caduta della famiglia Delia 
Torre ? 

R. Lo stato di ostilità tra i diversi partiti, proruppe in 
aperta guerra civile e si venne alle mani nel 1276; e 
alle prime, le milizie dell 5 arcivescovo provarono una so- 



* 



- 32 — 
lenne sconfitta, ma poi, rimesso in forze coli 3 ajuto delle 
milizie dei proscritti, comandate da Rizzardo conte di 
Lomello, si scontrarono presso Desio colle centurie mi- 
lanesi, comandate da Napo e da Mosca suo figliuolo, 
attaccarono aspra zuffa la quale si volse in completa 
rotta per l'armata dei Torriani. Napo con Mosca, Fran- 
cesco e Carnevario , suoi fratelli e i nipoti Erreco e 
Lombardo, caddero prigionieri dei Comaschi che li rin- 
chiusero nel castello Baradello (1277). 

D. 83. Che seguì dopo la rotta di Desio? 

R. Appena giunta in città la notizia della rotta di Desio, 
il popolo, sempre pronto ad acclamare il vincitore, chiuse 
le porte della città, si diede al saccheggio delle case 
tornane, elesse a proprio capitano certo Guglielmo 
Borro e mandò invito ad Ottone Visconti a prendere 
possesso della città; egli vi entrò quasi in trionfo, fra 
le solite acclamazioni (1277). 

D. 84. Quali furono i primi atti di Ottone risconti? 

R. Ottone Visconti, appena preso possesso della signoria, 
creò a podestà, Rizzardo da Langosco, a capitano del 
popolo Simone da Locamo (1277) e nell' anno se- 
guente (1278) nominò, per mire politiche, a signore 
di Milano, Guglielmo Longaspada, marchese di Mon- 
ferrato, per dieci anni, onde averne ajuti a combattere i 
dispersi avanzi del partito tornano. 

D. 85. La storia non ci apprende intorno a quest'epoca, l'in- 
troduzione di qualche nuova magistratura cittadina? 

R. Nel 1279 furono sciolte le società della Motta, della 
Credenza, de' Capitani e de' Valvassori e venne istituito 
il Tribunale di Provvigione, composto di dodici membri, 
' magistrahira civica che durò per molti secoli. 



— 33 — 

D. 86. Quale innovazione militare devesi alV arcivescovo 
Ottone, in sostituzione del Carroccio? 

R. Riconosciuto che pel progresso nel modo di guer- 

y reggiare, di quei tempi, il Carroccio riusciva piuttosto 

d'inciampo che di vantaggio, l'arcivescovo Ottone lo 

abolì, sostituendovi nel 1285 un nuovo stendardo colla 

immagine di s. Ambrogio. 

D. 87. Durò tranquilla la signoria di Ottone risconti? 

R. La signoria di Ottone Visconti, fu amareggiata dalla 
ambizione di dominio e dal continuo timore di per- 
derlo, che lo spinse ad inveire contro pacifici cittadini 
con tormenti, supplizj, esilj e confische. Con ciò si rese 
siffattamente odioso anche al partito popolare, che fu 
costretto a trasmettere la signoria a Matteo suo nipote 
e capitano del popolo (Ì288). 

D. 88. Matteo Risconti, si mantenne per mollo tempo 
alla signoria? 

R. Matteo Visconti, osteggiato dal partito tornano, che in 
Milano rialzava il capo, non troppo fortunato nelle 
guerresche imprese, per cui andava scadendo anche 
nella opinione popolare, e minacciato da frequenti tu- 
multi nella città stessa, rinuncia nel 4302 alla signoria 
e va ramingo per varie terre; con lui, tutti i Visconti 
e loro partigiani sono cacciati in bando. 

D. 89. Chi subentrò nella signoria alla cacciata dei Vi- 
sconti? 

R. Alla espulsione dei Visconti, rientrarono in città i Tor- 
riani e loro fautori, alla cui testa era Guido della Torre 
nipote di Napo, ma per poco tempo, poiché, osteggia- 
tisi tra di loro e poi implicati in una congiura contro 
l'imperatore Enrico VII, sceso a farsi incoronare a 

m 1 fatti principali, ecc, 3 



Milano, vennero espulsi colle armi, e le loro case, a furor 
di popolo saccheggiate e distrutte, lasciarono fino ai 
nostri giorni la memoria di ciò, nella Via alle Case 
rotte (1307-1311). 



PERIODO VII. 

I Visconti 
(dal 1311 al 1447). 

D. 90. Quali fatti si attribuiscono ad Enrico VII, alVe* 
poca della caduta dei Torriani? 

R. Enrico VII, rassicurato dalle picche de' suoi alemanni, 
dai quali tenevasi circondato , si fa donare dalla città 
centomila fiorini d'oro per la sua visita, pubblica un 
diploma con cui le conferma tutti gli antichi diritti e 
privilegi, richiama Matteo Visconti dall' esilio e lo insi- 
gnisce del vicariato imperiale in Milano, dichiarandolo 
trasmissibile alla di lui famiglia, mediante lo sborso di 
cinquanta mila fiorini: dopo di che lascia la città (1*311). 

D. 91. Ditemi qualche cosa intorno a Matteo Visconti? 

R. Matteo Visconti, entrato al possesso della signoria per 
opera di Enrico VII, rinuncia al vicariato nel 1317, si 
crea diversi Vicarj a rappresentarlo durante le sue as- 
senze, causate dalle continue guerre colle città circon- 
vicine, è perseguitato dalla Corte papale (1321); cede 
la signoria al figlio Galeazzo e muore nel 1322. 

D. 92. Quali vicende ebbe a subire Galeazzo Visconti, 
nei primordj della signoria? 



I 

— 35 — 

R. Galeazzo Visconti, chiamato alla signoria nel d32°2, è 
quasi subito costretto ad abbandonarla e a ritirarsi anche 
dalla città, in conseguenza di serj tumulti, nati fra i di- 
V versi partiti cittadini pei quali si venne alle armi. 

D. 03. In qual modo, Galeazzo Visconti, rimira in cillà 
e riacquista la signoria ? 

R. Pacificati i partiti e sedati i tumulti, per opera di Lo- 
drisio Visconti, e temendosi lo scoppio di grossa guerra, 
promossa dai maneggi di papa Giovanni XXII ed ap- 
poggiata da tutte le famiglie guelfe, Galeazzo Visconti 
è richiamato dal popolo alla signoria. 

D. 94. Per quale motivo, Lodovico il Bàvaro, s'indusse a 
calare in Italia? 

R. Lodovico il Bàvaro, s'indusse a calare in Italia chia- 
matovi dai nemici di Galeazzo, tre anni dopo la guerra 
tra guelfi e ghibellini; egli entrò in Milano (1327), vi 
cinse la corona ferrea nella basilica ambrosiana e no- 
minò Galeazzo in proprio vicario imperiale; ma, ra- 
dunato poi il gran Consiglio, ascolta: gravi querele a 
carico del medesimo, per cui, all'istante, mutato parere, 
costringe Galeazzo a deporre la signoria e lo fa im- 
prigionare insieme a Luchino ed a Giovanni Visconti. 

D. 95. Narratemi la fine di Galeazzo Visconti? 

R, Galeazzo Visconti, Panno appresso (d328), richiamato 
dalla prigionia per intercessione di Castruccio Antel- 
minelli, signore di Lucca, muore nello stesso anno 
di patimenti materiali e morali, presso il proprio pro- 
tettore. 

D. 96. Chi successe a Galeazzo Visconti nella signoria? 

R. Azzone Visconti successe nel 1329 al proprio padre 
Galeazzo nella signoria e collo sborso di sessantamila 



h 



f 

— 36 — 

fiorini d'oro/ottenne da Lodovico il Bàvaro il vicariato 
imperiale. 

D. 97. In guai modo, Azzone Visconti, si rende beneme- 
rito alla nostra città? 

R. Azzono Visconti, acclamato signore dal Consiglio gene- 
rale nel 4330, abbellisce la città con magnifici edificj 
e fa ricostruire bastioni con solida muratura, rinforzan- 
doli con torri merlate (4330), ed apre nuove vie in- 
terne lungo le mura (1338). 

D. 98. Quando cessò di vivere Azzone? 

R. Azzone Visconti, venne a morte nel 4339, compianto 
generalmente dal popolo, dal clero e da tutti i cittadini 
di Milano e di Lombardia. 

D. 99. A chi passò la signoria, dopo la morte di Jz- 
zone? 

R. Il Consiglio generale, si radunò il giorno dopo la morte 
di Azzone, per procedere alla nomina di un nuovo si- 
gnore, e la scelta venne a cadere sopra i due zii del- 
l' estinto, cioè, sopra Giovanni vescovo di Novara e Lu- 
chino Visconti. Però, il governo nel fatto, venne ammi- 
nistrato solo da quest'ultimo fino alla di lui morte. 

D. 100. Quali avvenimenti, accompagnarono V assunzione 
di Luchino Fisconti alla signoria? 

R. Quasi subito, nel 4340, venne da un Francesco Pu- 
sterla, che era stato ministro e confidente di Azzone, 
ordita una congiura contro Luchino, il quale, dal canto 
suo, addimostrò non comune fierezza nella vendetta, 
traendo a morte crudele moltissimi cittadini, tra cui, 
tutti quelli della famiglia Pusterla, che vennero spenti 
nel 4341. 

D. 404. La storia, non fa cenno anche di opere utili e 
grandiose, compiute sotto la signoria di Luchino? 



— 37 — 

R. Per verità, alla signoria di Luchino , la città nostra va 
debitrice della navigazione sul Ticino e sul Po, resa fa- 
cile dalla costruzione di navi grosse, della introduzione 
| dei nuovi mulini a macchina pei grani, delle fabbriche 
di tessuti serici e d'oro, dei condotti sotterranei per 
le acque pluviali. Egli poi, migliorò d'assai la sicurezza 
pubblica, collo spazzare le strade dai malviventi ; proibì 
il duello, emanò provvide leggi a tutela del popolo 9 
fiaccando la tirannia feudale, congedò le milizie stan- 
ziali ch'erano fornite dalle popolazioni rurali, e licen- 
ziò molti impiegati e stipendiati forastieri, sostituen- 
dovi dei cittadini. 

D. 402. Quale fu la fine di Luchino Fisconti? 

R. Le storie sono concordi nell' asserire che Luchino Vi- 
sconti morisse di veleno, fattogli propinare dalla propria 
moglie, Isabella de 5 Fieschi, genovese (4349). 

D. 403. Chi successe nella signoria a Luchino Fisconti? 

R. A Luchino Visconti, successe nella signoria il fratello 
Giovanni arcivescovo, ed il consiglio generale nell'atto 
della nomina, dichiarò ereditario nella famiglia Visconti 
il principato, dapprima elettivo di Milano (4348). Egli, 
morì nel 4354. 

D. 404. Chi fu il successore di Giovanni Fisconti? 

R. Nello stesso anno 4354, il Consiglio generale, riconobbe 
per legittimi signori della città e dello Stato, Matteo II, 
Rernabò e Galeazzo Visconti, figli di Stefano, e con 
atto pubblico, venne fatta anche la divisione del terri- 
torio in modo poi che Milano, e Genova, rimasero sog- 
gette promiscuamente a tutti e tre. 

D. 405. Durò molto tempo, questa triplice signoria? 

R. Questa triplice signoria, durò ben poco, perchè Mat- 



4 



* 



r 
— 38 - 
tco II venne a morte nel seguente anno 1355, non 
senza sospetto di veleno, quindi, i due fratelli superstiti, 
si divisero fra di loro quella parte dello Stato che spet- 
tava all'estinto. 
D. 406. Narratemi qualche impresa dei fratelli Bernabò 

e Galeazzo Visconti? 
R. Galeazzo Visconti fece costruire, nel 1358, il castello di 
Porta Giovia, oppresse i suoi sudditi con angherie e 
balzelli, e fece subire la famosa quaresima di tormenti, 
detta di Galeazzo, a coloro che osavano tumultuare o 
non pagare le gravose imposte^ Bernabò, più battagliero, 
si pose in guerra con papa Innocenzo VI, guerra che 
durò ostinata per alcuni anni. 
D. 407. Quando cessò di vivere Galeazzo II? 
R. Galeazzo li Visconti venne a morte in Pavia nel 1378. 
D. 408. Chi successe a Galeazzo II? 
R. A Galeazzo II Visconti, successe Gian Galeazzo Vi- 
sconti, il quale stabilì la sua sede in Pavia, lasciando 
allo zio Bernabò quella di Milano, ove però ritenne il 
castello di Porta Giovia. 
Z>. 409. Durò molto tempo, la signoria divisa tra Gian 

Galeazzo e Bernabò? 
R. Sette anni circa signoreggiarono insieme, lo zio ed il 
nipote, finché nel 1385 Gian Galeazzo, non ebbe fatto 
prigioniero a tradimento Io zio Bernabò, confinandolo 
nel castello di Trezzo ove, pochi mesi dopo, venne a 
morte per veleno. 
D. 110. È egli vero, che V iniziativa della erezione del no- 
stro Duomo, devesi a Gian Galeazzo? 
R. È fuor di dubbio, che a Gian Galeazzo Visconti, detto 
il conte di Virtù, la nostra città va debitrice della ini- 



— 39 — 
ziata grandiosa erezione del Duomo (4386); solo evvi 
discrepanza, tra gli storici, intorno all'epoca precisa 
della collocazione della pietra inaugurale. 
*D. 444. Qnand'è che Gian Galeazzo risconti, prese il ti- 
tolo di duca di Milano? 

R. Gian Galeazzo Visconti, già signore di Milano e di ben 
trenta altre città, ottenne da Venceslao, re de 5 Romani, 
il titolo di duca di Milano nel 4395. 

D. 442. Quando cessò di vivere Gian Galeazzo Fisconti? 

R. Gian Galeazzo Visconti, si rese defunto in Melegnano 
nel 4402. 

D. 443. Chi successe nel ducalo a Gian Galeazzo Fi- 
sconti? 

R. Nello stesso anno e due mesi circa dopo la morte di 
Gian Galeazzo, il Consiglio generale, riconobbe in di lui 
successore al trono ducale, il figlio Gian Maria Visconti 
che, essendo in età minore, fu messo sotto la tutela 
della madre duchessa Caterina e di un consiglio di fa- 
miglia (4402). 

Z). 444. Quali avvenimenti sorgono a turbare la signoria 
di Gian Maria Fisconti? 

R. I sudditi, non troppo soddisfatti della reggenza, muo- 
vono a congiure ed a tumulti (J403), e cacciano dalla 
città i partigiani del Consiglio di reggenza, a capo del 
quale era un Barbavara, inviso ai cittadini. 

D. 445. Quale condotta tenne in tali frangenti, il duca 
Gian Maria? 

R. 11 duca Gian Maria Visconti, privo di consiglieri one- 
sti e leali, perduta la madre e circondato dovunque 
da turbolenze e da pericoli, inveisce contro i partiti ed 
anche contro i cittadini innocui per semplici sospetti e 



h 



— 40 — 

si abbandona alle più sfrenate scelleratezze finche muore 
trafitto nel 1412. 

D. 116. Che avvenne, subito dopo la morie di Gian Ma- 
ria risconti? 

R. Appena spirato il duca Gian Maria Visconti, Estore 
Visconti e Giovanni Carlo Visconti, vengono dal popolo 
acclamati signori, ma il loro dominio non dura che un 
mese, poiché Filippo Maria Visconti, fratello dello ucciso 
duca, venuto da Pavia con un buon nerbo di milizie, 
si apre le porte della città. . 

D. 117. Quale misfatto si attribuisce a questo duca? 

R. Filippo Maria Visconti si rese colpevole delP uccisione 
della propria moglie, Beatrice di Tenda, vedova di Fa* 
cino Cane, la quale lasciò la testa sotto la scure, nel 
castello di Binasco (1418). 

D. 118. Come finì i suoi giorni, Filippo Maria Risconti? 

R. Filippo Maria Visconti, da molto tempo ritirato nel ca- 
stello di Porta Giovia, impinguato oltremodo ed infer- 
miccio, lasciò la vita in mezzo alla universale indiffe- 
renza nel 1447. 

D. 119. Durante la dominazione viscontea, la nostra città 
migliorò le sue condizioni? 

R. Senza dubbio, poiché, ad onta delle continue guerre 
a cui si sobbarcarono i Visconti, la città, essendo ca- 
pitale di un vasto dominio, crebbe oltremodo in popo- 
lazione fino a racchiudere, dicesi, trecento mila abi- 
tanti e si sviluppò d'assai la sua industria, special- 
mente quella delle armi e dei panni. 



— 41 — 



PERIODO Vili. 

Repubblica ambrosiana — Gli Sforza 
(dal 1447 al 1535). 

D. 120. In quali condizioni lasciò la città e lo Stato, V ul- 
timo dei Risconti? 

R. Alla morte dell'ultimo dei Visconti, la città e lo Stato 
si trovavano involti in gravi difficoltà politiche; era 
esausto l'erario; i Veneziani stringevano quasi la città 
d'assedio ei cittadini ne erano siffattamente costernati, 
che si sospese la trattazione dei pubblici affari e delle 
cause. 

D. 421. In qual modo, si procurò di dare un po' d'as- 
setto alle faccende politiche? 

R. A mettere un po' d'assetto e d'ordine nell'amministra- 
zione della cosa pubblica, sorsero cittadini beneme- 
riti, Bossi, Trivulzio, Lampugnani, Cotta ed altri; essi 
chiamarono il popolo alle armi, fecero erigere barri- 
cate e promossero l'elezione di due deputati per cia- 
scuna delle sei porte o sestieri della città: gli eletti, co- 
stituirono un governo repubblicano col titolo di Magi- 
strato dei capitani e difensori della libertà di Milano, 
e nominarono a podestà Manfredo da Rivarolo dei conti 
* di s. Martino (d447). 

D. 422. Com'era costituito, a quei tempi, il Consiglio ge- 
nerale? 

R. Il Consiglio generale, era fino dai tempi di Azzone Vi- 



4 



— 42 — 
sconti, costituito da 900 cittadini, tra i quali appunto 
vennero scelti i 24 investiti della suprema carica di 
capitani e difensori della libertà. 

D. 423. In qnal modo si distinsero, i capitani e difensori 
della libertà? 

R. I reggitori della Repubblica, delegarono tosto un corpo 
di 24 sindaci per amministrare le pubbliche entrate , 
ordinarono Y atterramento del castello di Porta Giovia, 
chiamarono tutti i cittadini sotto le armi, dando loro a 
capitano generale Francesco Sforza, e istituirono un te- 
soro, detto di s. Ambrogio, onde far fronte alle gravose 
spese della Repubblica (4447). 

D. 424. Quali imprese memorabili compiè Francesco 
Sforza ? 

R, Francesco Sforza, battè gloriosamente i Veneti nei din- 
torni di Mozzanica, e lo stendardo di s. Marco, tolto 
colà ai nemici, venne portato in trionfo a Milano. 

D. 425. E la nostra flotta sul Po, come si distinse? 

R. Biagio Asareto, genovese, ammiraglio della nostra 
flotta sul Po, riportò egli pure una splendida vittoria 
sulla flotta veneta, comandata da Andrea Quirini (4448). 

D. 426. Per qual causa, Francesco Sforza, si fece poi ad 
osteggiare la Repubblica? 

R. I fratelli Piccinino, comandanti parziali delle nostre 
milizie, per gelosia di comando, abbandonano lo Sforza 
nelP assedio di Brescia e retrocedono a Milano a ma- 
neggiarsi col Consiglio generale contro di lui; egli, reso 
di ciò consapevole, conchiude la pace colla Repubblica 
veneta, e assoldate milizie fiorentine, si atteggia ostil- 
mente contro Milano (4448). 

D. 427. In tal frangente , che fecero i reggitori della Re- 
pubblica? 



— 43 — 

II. I reggitori della Repubblica , costernati dalla diserzione 
dello Sforza, elessero a capitano generale delle milizie 
il marchese Carlo Gonzaga e posero una taglia di die- 
I cimila ducati sulla testa dello Sforza (1448). 

D. 428. E egli vero, che in quest'epoca sorgessero con- 
giure interne? 

R. Infatti, i partigiani dello Sforza in città, ordirono se- 
gretamente una congiura contro la libertà della patria 
e vuoisi, che più di duecento cittadini primarj venissero 
puniti colla morte (1449). 

D. 129. In qual modo, venne spenta la repubblica Am- 
brosiana? 

R. I partiti estremi, a cui il governo dovette appigliarsi, 
spinsero i Milanesi a tumultuare; Y atteggiamento mi- 
naccioso di Francesco Sforza, giunto già alle porte della 
città, e la carestia manifestatasi ben tosto, indussero 
i principali cittadini a venire a patti col nemico e così 
cadde la Repubblica detta ambrosiana, durata soltanto 
trenta mesi (4450). 

D. 130. Quali furono i primi alti di Francesco Sforza 
diventato duca di Milano? 

R. Francesco Sforza, creato duca di Milano mediante istru- 
mento formale, ordinò la riedificazione del castello di 
Porta Giovia, sotto la direzione dell 5 architetto Bartolo- 
meo Gadio (1450); sei anni dopo (1456), pose la prima 
pietra dell'Ospedale Maggiore e, nel 1457, ordinò Pe- 
scavazione del canale detto della Martesana. 

D. 131. Quando, si rese defunto Francesco Sforza? 

R. Francesco Sforza, cessò di vivere improvvisamente nel 
1466, in conseguenza della idropisia da cui era da tempo 
tormentato. 



A 



► 



— 44 — 

D. 132. Datemi brevi notizie del successore di Francesco 
Sforza? 

R. A Francesco Sforza successe, nel ducato, il figlio Ga- 
leazzo Maria (1466), il quale impalmò Bona di Savoja, 
cognata di Luigi XI re di Francia (1468): egli, viene 
accusato dagli storici d'avere spenta di veleno, per ge- 
losia di dominio, la propria madre Bianca Maria Vi- 
sconti (1468). Gli si deve però ascrivere a merito un 
nuovo e ben ordinato sistema di monetazione (1474). 

D. 133. Come finì i suoi giorni Galeazzo Maria Sforza? 

R. Galeazzo Maria Sforza, venne trucidato in santo Stefano 
da tre congiurati, un Lampugnano, un Olgiato ed un 
Visconti, scolari di Cola Montano bolognese, uomo di 
lettere, tipografo e maestro, entusiasta della teoria di 
Bruto (1476). 

D. 134. Chi successe nel ducato a Galeazzo Maria? 

R. Allo spento Galeazzo Maria, successe il primogenito Gio- 
vanni Galeazzo, fanciullo di selte anni, sotto la tutela 
della madre (1476). 

D. 135. Quali avvenimenti si verificarono in causa della 
reggenza? 

R. L'anno 1477 si ordì in corte una congiura, onde to- 
gliere a Bona di Savoja la reggenza e privarla del di 
lei fidato consigliere Cicco Simonetta; ma, scoperta 
la trama, i complici furono imprigionati e molti della 
famiglia ducale, puniti colla relegazione e tra questi an- 
che Lodovico Sforza, detto il Moro, che fu mandato a 
Firenze. 

D. 136. Di quali mene usò Lodovico il Moro per sosti' 
tuirsi alla reggenza? 

R. Dopo il primo tentativo di usurpazione andato fallito, 



_45 — 
Lodovico Sforza, rimpatriato, con mendicati pretesti 
politici si sbarazzò del segretario Cicco Simonetta fa- 
cendolo decapitare nel castello di Pavia (4480). 
y D. 437. Lodovico il Moro, stelle con ciò pago nell'ambi- 
zione sua? 

R. La morte del Simonetta non bastò a far paga la smania 
di dominio del Moro, il quale anzi giunse a far sì che 
T imbelle duca togliesse la reggenza alla madre (d481) 
e V affidasse a lui, facendole stendere formale rinuncia 
e dichiarando maggiorenne il Duca. 

D. 438. Quale grave sciagura, sopravvenne verso que- 
sf epoca? 

R. Verso questo tempo (4485-86) scoppiò la peste, che 
durò quasi due anni ed ebbe a mietere circa 50 mila 
abitanti. 

D. 439. In guai modo, Lodovico il Moro, giunse alla si- 
gnoria? 

R. Gian Galeazzo Maria Sforza morì di lenta consunzione, 
o fors' anche di veleno, nel 4494; allora Lodovico il 
Moro, mediante lo sborso di grossa somma, si fece in- 
vestire del ducato dal tedesco Massimiliano I re di Ger- 
mania e de' Romani, invocando così dallo straniero la 
conferma nel dominio (4494). 

D. 440. Fuvvi qualcuno che contrastasse il ducato al Moro? 

R. Luigi XII re di Francia, che pretendeva vantar diritti 
sul ducato, si apprestò a sostenerli colle armi (4499) e 
Lodovico il Moro allo avvicinarsi dei Francesi, guidati 
dal milanese Trivulzio, si rifugiò in Germania (4499). 

D. 441. Il re di Francia, dominò a lungo nel ducato? 

R. Il re Luigi XII, entrato in Milano, vi si fece accla- 
mar duca ^ indi emanò un decreto pel buon andamento 



— 46 — 
del governo , preponendovi persone a lui devote; ma 
breve fu la occupazione francese , poiché ben presto il 
cattivo governo del Trivulzio e Y insolenza delle solda- 
tesche mossero i Milanesi alle armi. Questi fatti diedero 
agio al ritorno di Lodovico il Moro, il quale, scortato 
da milizie svizzere e tedesche ricuperò il dominio (1500). 

D. 142. Per quali cause Lodovico il Moro, perdelle quasi 
subito lo Stato? 

R. Lodovico il Moro, sempre irresoluto e timoroso, ve- 
dendosi circondato dovunque da nemici, si ritirò a No- 
vara dove sconfitto, tentò fuggire; ma benché trave- 
stito fu riconosciuto , fatto prigioniero e condotto in 
Francia (4500). 

D. 143, Fu dominio splendido quello di Lodovico il Moro * 

R. Lodovico il Moro accoglieva alla sua corte il fiore de- 
gli artisti e dei letterati e durante la sua signoria, Gior- 
gio Merula, Tristano Calchi, Bernardino Corio, l'ar- 
chitetto Bramante e Leonardo^a Vinci lasciarono opere 
stupende del loro ingegno. In quest'epoca si iniziò il 
Lazzaretto, si compirono la Madonna di s. Celso, il 
monte di Pietà, la cupola delle Grazie e Y unione dei 
canali dell'Adda e del Ticino, mediante l'antica fossa 
della città. 

D. 144. Quali fald importanti, tennero dietro alla caduta 
di Lodovico il Moro? 

R. Il cardinale d'Amboise, pe;r Luigi XII, prese di nuovo 
possesso della città (1500), finché non vi entrò il re 
stesso (1507); ma i molti rovesci guerreschi costrinsero 
ancora i Francesi a togliersi dal nostro Stato e a la- 
sciar adito a Massimiliano Sforza, primogenito di Lo- 
dovico il Moro, d'impossessarsi del dominio paterno (1^^ 



_ 47 — 

D. 145. Massimiliano Sforza , conservò per molto tempo 
il dominio? 

R. Massimiliano, sebbene circondato da nemici, si diede 
ben presto a molle vita, alle feste ed ai bagordi, ren- 
dendosi odioso ai cittadini anche per le angherìe e le 
profusioni (1514)- sopravvenuta poi agli svizzeri, da lui 
stipendiati, una disastrosa sconfitta a Melegnano nella 
battaglia detta dei giganti (1515), il nostro Duca, fu co- 
stretto darsi in mano a Francesco I re di Francia ri- 
nunciando al ducato. 

D. 146. Che avvenne, durante il dominio di Francesco I 
di Francia? 

R. Il re Francesco I tenne il ducato per sei anni, ponen- 
dovi a governatori, prima il Borbone, poscia il Lautrec, 
i quali, trattando il nostro Stato come paese di conqui- 
sta, resero in breve a tutti odioso il nome francese (1518.) 
In breve tempo, la Lega di tutti i potentati contro la 
Francia, alla cui testa stava Prospero Colonna, s'im- 
possessò di Milano ove fu proclamato duca Francesco II 
Sforza, altro figlio di Lodovico il Moro. 

D. 147. Quali avvenimenti turbarono la signoria di Fran- 
cesco Sforza? 

R. 1 Francesi disturbarono continuamente la signoria di 
Francesco II Sforza, finché la memorabile battaglia di 
Pavia (1525) li costrinse a sgombrare la città ed il ducato. 

D. 148* Quale fu la condizione della nostra città a que- 
st'epoca? 

R. Carlo V tenne la città dispoticamente a mezzo di suoi 
luogotenenti, altro non lasciando al Duca nostro che il 
titolo; per cui nella città erano continui i tumulti, po- 
scia sopravvenne anche la peste, sicché Milano fecesi 



4 



~ 48 — 
squallida e deserta, e il governo trovossi impotente a 
risarcirla di tanti danni (1527-35). 

D. 449. Quando venne a morte l' ultimo duca Francesco 
Sforza? 

R. Francesco II Sforza cessò di vivere per un insulto epi- 
lettico nel 4535, in età di soli 43 anni e senza prole. 



PERIODO IX. 



G- li Sp agnuolì 
(dal 1535 al 1706). 

D. 150. A quali condizioni venne ridotto il ducato, alla 
morte dell'ultimo duca Sforzesco? 

R. Morto V ultimo dei duchi della casa Sforza, il ducato 
passò nella estesa monarchia spagnuola, di cui divenne 
una provincia; e Milano perdette così moltissimo della 
sua importanza (4535). 

D. 454. Quale reggimento politico-amministrativo ci die- 
clero gli Spagnuoli? 

R. Allorché gli Spagnuoli presero possesso di questa città 
e ducato, l'affidarono a governatori amovibili, ma con- 
servarono il Senato; all'amministrazione comunale man- 
tennero il tribunale di Provvigione e i sessanta De- 
curioni che Francesco I di Francia aveva sostituito ai 
900 del Consiglio generale. 

D. 452. Chi fu il primo duca di Milano della casa Spa- 

gnnola? 
R. Il primo duca di Milano della casa di Spagna fu Fi- 



— 49 — 
lippo II, investito del ducato da Carlo V nel 1546; egli 
entrò pomposamente nella nostra città due anni dopo 
(1548). 
V>. 153. Quali abbellimenti ricevette Milano verso que- 
st'epoca? 

R. In occasione del solenne ingresso di Filippo II, la città 
venne sgombrata dai loggiati sporgenti che la deturpa- 
vano; fu demolita l'antica e cadente chiesa di santa Tecla 
e si iniziò V ampliamento della cerchia delle mura, con- 
dotte poi a termine nove anni dopo (1546-55) gover- 
nando Ferrante Gonzaga. 

D. 154. Quando si sviluppò tra noi una fiera pestilenza? 

R. La peste si manifestò nel 1576 e imperversò per di- 
ciotto mesi, facendo strage specialmente nel borgo degli 
Ortolani. 

D. 155. Quali sacrificj incontrò la città in questa cir- 
costanza? 

R. Domato il morbo esiziale, il Municipio si trovò avere 
spesi 220 mila zecchini e 300 mila le cause pie, i gen- 
tiluomini, e i privati pel mantenimento di 50 mila po- 
veri per sette mesi (1576-77). 

D. 156. Quale altro flagello ci afflisse a quei tempi? 

R. Il governo espilatore, i nobili e feudatarj ignoranti e 
boriosi e le infelici condizioni delle popolazioni, spogliate 
ed immiserite dalle gravissime tasse ed angherie, fu- 
rono i germi da cui pullulò quel flagello di nuovo ge- 
nere che allora si chiamava dei Bravi o Jrmigeri, as- 
sassini al servizio dei signorotti del contado. 

D. 157. Chi si distinse tra noi frammezzo a tante ca- 
lamità? 

R. Col sapere, colla giustizia, colF incoraggiamento alle 

4< I fatti principali, ecc. 4 



— 50 — 
• scienze ed alle arti, colla soda pietà, colla prudenza e 
colla munificenza, portò a Milano«non poco di sollievo 
in quest'infausti tempi, l'arcivescovo cardinale Fede- 
rico Borromeo a cui la città nostra deve la Biblioteca 
Ambrosiana e le generose elargizioni che mitigarono in 
parte i danni della carestìa e della peste, che infierirono 
negli ultimi anni del di lui pontificato (1595-4631). 

D. 458. Chi portò la rovina alle celebri nostre fabbriche 
cT armi ? 

R. Il conte di Fuentes, governatore, rovinò completa- 
mente le antiche e celebri nostre fabbriche d'armi col 
proibirne l'esportazione (4607), 

D. 459. Quali furono le conseguenze delle guerre degli 
Spagnuoli contro i Grigioni ed i Francesi? 

R. Le guerre sostenute dagli Spagnuoli contro i Grigioni 
ed i Francesi, produssero un'estrema carestia (4628), la 
quale mosse i cittadini e il popolo tutto a tumulti e a 
sommosse e ben se lo seppe il proprietario del forno 
delle Grucce a cui toccò il saccheggio (4628); ad una 
già tanto terribile sciagura, si aggiunse la peste che 
imperversò quasi per tre anni, spegnendo 440 mila 
vite (4629-32). 

D. 460. Che si narra dalla storia in questa circostanza? 

R. Causa della diffusione del fatai morbo si vollero rite- 
nere gli untori, che si pretendeva dal volgo ignorante 
non solo, ma dagli stessi magistrati, spargessero unti 
venefici, per cui furono processati e puniti con atroci 
supplizj un Mora, barbiere, ed altri supposti complici 
che la posterità riconobbe innocenti (4630). 

D. 461. È egli vero che in questi tempi, la sicurezza pub- 
blica era molto compromessa? 



f 

— 51 — 

R. L'audacia dei Bravi e dei malviventi era giunta a tal 
segno che venivano depredate navi, spogliati viandanti, 
invase le terre, derubate le case ed uccisine gli abi- 
> tanti, in onta alle pubbliche ed orrende esecuzioni della 
giustizia, ed alle gride fulminanti dei governatori e del 
tribunale di Provvigione (1633). 

D. 462. Quale istituzione militare devesi a quest'epoca? 

R. Nel 4636 venne istituita la milizia urbana sotto le in- 
segne di s. Ambrogio. 

D. 463. Quando ebbero fine le guerre esterne? 

R. La Lombardia solo potè, dopo la pace dei Pirenei (1659), 
respirare e sentirsi alquanto alleviata dalle funeste con- 
seguenze di una guerra di quasi trentanni. 

D. 464. Che avvenne del ducato e della ctftò, alla morte 
di Carlo 11 re di Spagna e duca di Milano? 

R. Alla morte di Carlo li, successe Filippo V duca d'An- 
jou, ma si sollevarono pretese al ducato anche da altre 
potenze (4700). 

D. 465. In qual modo ebbe fine la guerra di successione 
al trono di Spagna e al nostro ducato? 

R. Due anni dopo (4702) entrò in Milano Filippo V, il 
quale tenne il dominio ancora per quattro anni (4706), 
ma, sconfitti poi i Francesi da Eugenio di Savoja presso 
Torino, perdettero il dominio, e in Milano entrarono 
col vincitore gli Austro-Savojardi. 

D. 466. Quali personaggi si distinsero maggiormente in 
questo periodo storico? 

R. Lasciò grata memoria il cardinale Marino Caracciolo, 
napoletano, governatore per la Spagna, quantunque 
stesse in carica soli tre anni} così pure si distinsero i 
due cardinali Borromei durante le pestilenze che af- 



>> 



- 52 — 
flissero la città; l'Alciato, Paolo Canobbio, un Taeggi, 
il Majoragio, il Cardano, un Calco, il Ripamonti, il Ca- 
valieri e il Maggi. 



PERIODO X.° 

Gli Austro-Sardi — I Gallo-Ispani 
Gli Austriaci 

(dal 1706 al 17*6). 

D. 467. Qual principio ebbe la dominazione austriaca 
nel nostro Ducato? 2 

R. Gli Austro-Sardi, vittoriosi dei Francesi (4706), presero 
possesso della Lombardia e di Milano; poscia jn forza 
dei trattati di Utrecht e di Radstadt, l'Austria rimase 
padrona dell'una e dell'altra (1744). 

D. 468. In questo tempo, il Bucato, non subì diminuzione 
di territorio? 

R. Nella circostanza in cui l'Austria andò al possesso del 
Ducato e della città, il territorio venne smembrato dei 
dominj della Lornellina e della Valsesia, cedute al duca 
di Savoja (4707) e del marchesato del Finale, restituito 
alla repubblica di Genova (4744). 

D. 469. Durò molto tempo la pace nel Ducato? 

R. Per quasi venticinque anni la città ed il Ducato go- 
dettero pace; ma scoppiata poi in modo assai repen- 
tino, una nuova guerra tra gli Austriaci e i Gallo-Sardi 
questi ultimi, comandati da Carlo Emanuele III, re di 
Sardegna, fecero il loro ingresso in Milano prendendone 
possesso (.4733). 



— 53 - 
D. 170. / Gallo- Sardi, conservarono per molto tempo il 

dominio? 
R, Brevissima fu l'occupazione del Ducato e della città 
> da parte dei Gallo-Sardi, poiché, dopo circa due anni, 
dovettero^abbandonare questi Stati per effetto della pace 
di Vienna (1735) e vi rientrarono gl'Imperiali nel se- 
guente anno (1736). * 
D. 471. Chi succedette a Carlo VI? 
R. Morto Carlo VI imperatore, succedette al dominio 
Maria Teresa in forza della prammatica sanzione e al 
governo del nostro Ducato vennero spediti dei gover- 
natori imperiali,«di cui il primo fu il conte di Keven- 
htiller (1736). 
D. 172. Fu tranquillo il dominio degli Imperiali? 
R, Non già, avendo dovuto Maria Teresa combattere lunga 
guerra per sostenere i suoi diritti di successione (1740) 
e si verificò nel 1745 una momentanea invasione di 
Gallo-Ispani i quali s'impossessarono della città a nome 
dell'infante don Filippo. 
D. 173. Che avvenne sùbito dopo V invasione dei Gallo- 
Ispani ? 
R. I Gallo-Ispani dovettero, tre mesi dopo l'invasione, 
abbandonare precipitosamente la città e lo Stato (1746) 
che ritornarono all'Austria, la quale, ripristinò la Giunta 
di governo che aveva istituita al sopraggiungere degli 
invasori. 
D. 174. Quanti vantaggi , risentirono la città e lo Stato, 

dal governo di Maria Teresa? 
R. Gli storici sono concordi nell'affermare che, durante 
il governo di Maria Teresa, i popoli godettero di una 
lunga pace, che diede campo allo sviluppo delle indu- 
4< strie, del commercio, delle arti e della civiltà. 



h 



— 54 — 

D. 175. Quali opere più degne d'encomio si compirono, 
durante il regno di Maria Teresa? 

R. Al regno di Maria Teresa, la città nostra va debitrice 
dello scavo del naviglio di Paderno, per cui fu resa 
continuativa la navigazione da Lecco a Milano; delle isti- 
tuzioni del Monte di santa Teresa, della Società Patriottica 
pel {Progresso dell'agricoltura, delle arti e delle mani- 
fatture; dell'Accademia di Belle Arti; della Biblioteca e 
deirOsservatorio Astronomico di Brera; della ripresa 
della grande operazione del censimento; della riforma 
del governo e dell'amministrazióne comunale (1746-80). 

D. 176. Quando prese le redini del governo V imperatore 
Giuseppe II? 

R. Alla morte dell'imperatore Francesco I, marito di 
Maria Teresa (1765), questa chiamò a suo co-reggente 
Giuseppe II, suo figlio, il quale colle sue idee di pro- 
gresso, diede nuovo impulso alle buone istituzioni della 
imperatrice madre (1765-90). <* 

D. 177. Sapreste dirmi in breve, le utili istituzioni per 
cui salì in fama Giuseppe II? 

R. Per impulso di Giuseppe II, vennero soppresse più di 
trenta corporazioni religiose, le quali, per effetto della 
loro costituzione riuscivano dannose alla società, senza 
compensarle in qualche altra maniera; venne abolito 
il mostruoso tribunale dell'Inquisizione e la tortura; 
vennero diminuite le gravose imposte, la mercè di una 
rigorosa e savia amministrazione del pubblico erario, 
e introdotto un nuovo ed uniforme sistema di mone- 
tazione. 

D. 178. E limitatamente alla città nostra, quali utili 
opere si devono a Giuseppe II? 



— 55 — 

R. La città nostra deve a Giuseppe II l'istituzione del- 
l'Archivio Notarile, l'erezione della Zecca in Porta Nuova, 
la creazione di un Monte o deposito delle sete, la nu- 
h merizzazione delle case, l'apertura di Scuole normali, 
la riduzione delle Parrocchie e V introduzione della illu- 
minazione pubblica (4765-90). 

D. 479. Quali nomini illustri emersero in questo tren- 
tennio*? 

R. Rifulsero in questo tempo di riforme e di progresso, 
un Beccaria, un Boscovich, un Giulini, un Londonio, 
un Frisi, i Verri e molti altri. 

D. 180. Quando cessò di vivere Giuseppe II e chi gli 
successe? 

R. L'imperatore Giuseppe II cessò di vivere nel 4790 e 
gli successe Leopoldo II, di lui fratello 3 che fece solenne 
ingresso in città nel 4794 ma che morì ben presto, la- 
sciando il dominio al figlio Francesco li (4792). 

D. 484. Quanto tempo durò al governo Francesco II? 

R. Soli quattro anni durò Francesco II al governo, im- 
perocché, scoppiata la guerra colla Francia, egli do- 
vette nel 4796, lasciare la città ai Francesi condotti 
da Eonaparte. 



- 56 — 



PERIODO XI. 

I Francesi 
(dal 1796 al 1814). 

D. 182. Quando accadde V invasione Francese? 

R. Questa settima invasione Francese ebbe luogo nel 1796: 
in tale occasione si ordinò la leva della milizia urbana. 
Bonaparte stesso fece solenne ingresso nella nostra città, 
organizzando sul sùbito pel governo un'Agenzia mili- 
tare, un'Amministrazione generale* di Lombardia e una 
Municipalità. 

D. 183. Qnal forma di governo introdusse Bonaparte? 

R, Bonaparte, modellò il governo del Milanese a forma 
repubblicana, nel fatto però soggetto a quello della re- 
pubblica francese, nel cui nome si dovevano stendere 
gli atti pubblici (1796). 

Z). 184. Quando s'inaugurò la repubblica Cisalpina? 

R. Nel seguente anno 1797 venne solennemente inaugu- 
rata la repubblica Cisalpina nel locale del Lazzaretto 
con intervento di ben 400 mila persone, e Bonaparte 
istituì allora un Direttorio esecutivo. 

B. 185. Quali furono i primi alti del Direttorio esecutivo? 

R. Nel 1798 il Direttorio esecutivo compiè la soppres- 
sione delle corporazioni religiose che sussistevano an- 
cora o che erano state di fresco impiantate, incamerandone 
i rispettivi beni. 



— 57 — 

Z). 186. iVon aterine ben presto una ristauraziom austro- 
russa? 

R. Per tredici mesi rioccuparono la città gli austro-russi 
> condotti da Melas (1799-1800), segnalandosi per la rea- 
zione e le vendette politiche; ma la dovettero abban- 
donare nel 1800 alla venuta di Bonaparte coi Francesi 
i quali riorganizzarono la guardia Nazionale. 

D. 187. In quale anno, fu proclamata la repubblica Ita- 
liana? 

R. Due anni dopo (1802), la repubblica Cisalpina si mutò 
in repubblica Italiana, il cui presidente era Bonaparte 
stesso e il vice-presidente un nostro patrizio, Fran- 
cesco Melzi. 

D. 188. Quanto tempo durò la repubblica Italiana? 

R. La repubblica Italiana non sopravvisse che tre anni 
alla Cisalpina, poiché, una deputazione di cittadini si 

»' recò a Parigi ad invitare Napoleone I, già imperatore 
dei Francesi, a venire tra noi ad incoronarsi re d'Italia 
(1805). Egli non attese altre istanze, ed entrato in 
Milano per Porta Marengo, già Ticinese, recossi in 
Duomo, s'incoronò di propria mano, e poscia incoronò 
anche l'imperatrice Giuseppina sua moglie. 

D. 189. Di quali provinole era composto il nuovo regno? 

R. Il nuovo regno d'Italia comprendeva i ducati di Milano, 
di Mantova e di Modena, le tre Legazioni Pontificie, 
la Valtellina e il Veneto, l'Istria e la Dalmazia e aveva 
per capitale Milano (1805). 

D. 190. Quali memorie ci rimasero del regno Italico? 

R. Quantunque Napoleone fosse quasi di continuo occu- 
pato in guerre, ciò nullameno trovava modo di atten- 
dere anche alle cure del regno a mezzo del viceré 
i . 



— 58 — 

Beauharnais (Boarné): ad essi dobbiamo la Caserma di 
s. Francesco, la Piazza d'armi col Foro, l'Anfiteatro, 
l'Arco del Sempione, la Borsa di Commercio, il Collegio 
reale delle Fanciulle, un Gabinetto di minerali e fossili, 
la Porta Nuova. 

D. -19d. Quand'ebbe fine il regno d'Italia napoleonico? 

R. Nel 1814 Napoleone I, imperatore dei Francesi e re 
d'Italia, dovette rinunciare ad ambedue i troni, sopraf- 
fatto dalla coalizione armata di quasi tutte le potenze 
europee. 

D. 492. Quali uomini si resero celebri in questo breve 
periodo storico? 

R. Nel breve periodo storico della invasione francese 
(1796-1814) si annoverano tra gli uomini illustri i 
Verri, il Parini, la Agnesi, un Cattaneo, il Passeroni, 
il Fumagalli ed il cardinale Mai. 



PERIODO XII. 

Restaurazione austriaca 
(dal 1814 al 1859). 

D. 493. Che avviene subito dopo la caduta di Napoleone? 

R. I cittadini, fatti incerti della sorte del regno, sorgono 
a tumulto e il popolo acclama la propria indipendenza 
e vuole un re italiano; ma un partito, traviato da scel- 
lerati partigiani dell'Austria, si sfoga contro il ministro 
Prina, che viene massacrato e il suo palazzo saccheg- 
giato e rovinato (1814). 



— 59 — 

D. 194. In qual modo gli Austriaci s'impossessarono dello 
Stato? 

R. Quello stesso partito che aveva provocato i disordini, 
y invocò il soccorso straniero, sotto pretesto di ristabi- 
lire l'ordine; gli Austriaci, condotti da Bellegarde, pre- 
sero possesso della città e dello Stato incorporandoli 
all'impero austriaco (1814-15). 

D. 195. Chi fu mandato a governare le provincie con- 
quistate? 

R. Nel 1818 venne nominato l'arciduca Raineri in qua- 
lità di viceré del regno Lombardo-Yeneto, il quale fece 
il suo solenne ingresso in città cinque mesi dopo la 
nomina e vi rimase fino al 1848. 

D. 196. Fu spenta assolutamente la libertà nelle nostre 
Provincie? 

R. Ad onta di un governo dispotico e lentamente corrut- 
tore, quale era quello impostoci dall'Austria, lo spirito 
di libertà non si spense mai; ne sono prova le con- 
giure e i tentativi di sommosse che non solo in città, 
ma nell'Italia tutta, tennero vive le speranze di riscossa 
nel 1820-21, nel 1830-31, e l'amnistia generale con- 
cessa agi' inquisiti e ai condannati politici del regno 
nel 1838. 

D. 197. Quali furono i prodromi della riscossa del 1848? 

R. La popolazione trasse profitto dalle onoranze concesse 
all'arcivescovo Romilli nel 1847, per manifestare l'av- 
versione al governo con ostili dimostrazioni politiche, 
per cui, sorto un serio tumulto, ne nacquero collisioni 
colle truppe e colla polizia e vi furono alcuni feriti ed 
un morto. 

D. 198. Narratemi in breve come scoppiò la memorabile 
tì rivoluzione del 1848? 



— 60 — 

R. In conseguenza delle politiche dimostrazioni dell'anno 
precedente, che trassero il governo ad insevire contro 
la popolazione, questa lo ricambiò con altrettanto odio 
e spirito di vendetta; finché, tratto profitto d'una ri- 
volta scoppiata nella capitale dell'impero, insorse una- 
nime e con deliberato proposito di cacciare lo straniero; 
e non badando a peicoli né ad ostacoli, al suono delle 
campane a stormo, barricate le vie, investì dovunque, 
uccise e fugò in cinque memorabili giornate un'ar- 
mata agguerrita, disciplinata e per ogni dove trincerata 
e difesa. 

D. 199. Chi tenne il governo, durante questo breve periodo 
di tempo? 

R. Mentre la popolazione si batteva alle barricate, alcuni 
tra i primarj cittadini si eressero a governo provvisorio 
che resse per quattro mesi e mezzo circa le sorti di 
Milano e della Lombardia. 

D. 200. Quali furono i principali atti del governo prov- 
visorio ? 

R. I membri del governo provvisorio emanarono leggi, 
promisero un esercito, aprirono tre prestiti, abolirono 
il lotto, organizzarono la guardia Nazionale, promos- 
sero la fusione col vicino Piemonte, fecero coniare 
una nuova moneta, e costituitisi in Consulta Lombarda 
al ritorno degli Austriaci emigrarono in Piemonte. 

D. 201. La storia, non fa cenno di un appoggio armato 
venutoci dal Piemonte? 

R. Infatti Carlo Alberto, re di Sardegna, dopo le Cinque 
Giornate, dichiarava di accorrere a porgerci quell'ajuto 
che i fratelli deggiono aspettarsi dai fratelli ed entro 
otto giorni la vanguardia del suo esercito faceva so- 



— 61 — 
lenne ingresso in città, per effetto di una Convenzione 
conchiusa col Governo provvisorio; ma, dopo quattro 
mesi di una guerra combattuta con varia fortuna, le 
• truppe piemontesi si riducevano di bel nuovo al di là 
del Ticino (6 agosto). 

1). 202. Chi prendeva possesso della città alla partenza 
dell'armata Sarda? 

R. Radetzky, maresciallo austriaco, in nome delF impe- 
ratore, prendeva possesso della città, deputando a go- 
vernarla il principe di Schwarzemberg, il quale scio- 
glieva tosto la guardia Nazionale (4848). 

B. 203. Non vi furono tentativi di rivincita da parte del 
Piemonte ? 

R. Nel susseguente anno 48^9 tornò a scoppiare la guerra 
tra l'Austria ed il Piemonte, ma la rotta disastrosa di 
Novara pose quest'ultimo fuori della possibilità di ri- 
prendere la lotta. 

D. 204. Quale governo c'impose allora V Austria? 

R, L'Austria vittoriosa iniziò un governo di repressioni, 
di fucilazioni, di confische e d'esilj, un vero governo 
militare esacerbato dallo stato d'assedio, e molti citta- 
dini, per futili pretesti perirono per mano delle efferate 
soldatesche. 

D. 205. JVoii fuvvi qualche tentativo di riscossa da parte 
della popolazione? 

R. Un tentativo di riscossa avvenne nel 4853 che riuscì 
infruttuoso, se non servì a vieppiù inviperire gli op- 
pressori contro la popolazione inerme, e le conseguenze 
furono un più stretto stato d'assedio e la morte di di- 
versi cittadini. 

2), 206. Quando ebbe termine la dominazione austriaca ? 



— 62 — 

R. Quando il vicino regno subalpino, rinforzato dalle 
falangi dei profughi lombardi e collegato coli 5 esercito 
dei Francesi, accorsi in nostra difesa, scosso dalle grida 
di dolore che da tutta Italia elevavansi contro V op- 
pressione straniera, si decise a romper guerra all'Austria 
(4859). 

D. 20*. Quali uomini si resero celebri in questo periodo 
(4814-59). 

R. In questo breve periodo di tempo, dal 4844 al 4859, 
emersero: Ugo Foscolo, G. fi. Monteggia, Alessandro 
Verri, l'Appiani, Carlo Porta, Manzoni, Monti, Gioja, 
Palletta, Oriani, Romagnosi, e non pochi altri. 



PERIODO XIII. 



Governo nazionale 
(dal 1859 al 1874). 

D. 208. In qual modo, vennero accolli in città gli eserciti 
liberatori? 

R. Il giorno 8 giugno 4859 gli eserciti alleati, con alla 
testa re Vittorio Emanuele e l'imperatore dei Francesi 
fecero solenne ingresso in Milano, dall'arco del Sem- 
pione, in mezzo ad una splendida accoglienza. 

D. 209. Quali furono i primi alti del governo Nazionale? 

R. Nello stesso giorno (8 giugno) venne nominato a 
luogotenente generale del re per la Lombardia il com- 
mendatore Paolo Onorato Vigliani, e il giorno appresso 



venne eletto a podestà il conte Luigi Barbiano di Bel- 
giojoso. 

Z). 210. Come venne troncata la serie delle vittorie italo- 
francesi ? 

R. Contro la generale aspettazione e non senza ramma- 
rico della popolazione, l'il luglio, l'imperatore dei 
Francesi venne a trattative di pace coll'Austria a Yil- 
lafranca, per cui questa gli cedette la Lombardia che 
egli consegnò al re di Sardegna (Ì859). 

D. 211. Quali conseguenze arrecò V ingrandimento del 
piccolo Piemonte? 

R. I popoli d'altre provincie italiane, mirando il consoli- 
damento portato dall' ingrandito regno e sospirando l'u- 
nione e l'indipendenza della Nazione, si affrettano ad 
inviare deputazioni al re coli 5 incarico di portargli i voti 
d'annessione ad un futuro Regno d'Italia. 

D. 212. Quando e come venne organizzato il governo 
civile e amministrativo? 

R. Nel susseguente anno 1860, nella città nostra, venne 
installato un Governatore dell'ingrandita provincia di 
Milano, e a capo della comunale azienda fu posto .un 
Sindaco. 

D. 213. Come i cittadini rammemorarono nel 1860 i 
caduti del 1848? 

R. 1 cittadini e la loro rappresentanza, onde onorare la 
memoria dei caduti nelle Cinque gloriose Giornate del 
1848., nel predetto anno 1860 dedicarono solennemente 
la Porta Tosa alla Vittoria e stabilirono di celebrare 
annualmente un funebre anniversario, in attesa che i 
posteri ne eternino la ricordanza con un monumento 
degno delle gloriose gesta. 

I 



- 64 — 

D. 214. Quand'è che si proclamò il Regno d'Italia? 

R. Nel 1861 in occasione dell'apertura del Parlamento a 
Torino, venne proclamato il Regno d'Italia e Vittorio Ema- 
nuele ne prese il titolo dopo che, per le eroiche im- 
prese di Garibaldi si ottenne l'annessione dei regni di 
Napoli e di Sicilia, e per breve ma vittoriosa fazione 
guerresca di Cialdini si ebbero le Marche e l'Umbria, 
e per dedizione spontanea la Toscana. 

D. 215. Qual è il giorno della Festa Nazionale? 

R. Per voto del Parlamento fu dichiarato giorno di Festa 
Nazionale la prima domenica del mese di giugno d'ogni 
anno, nella quale si celebra la proclamazione fatta in 
tutta Italia dello Statuto Albertino, ossia del patto fon- 
damentale tra il Re e la Nazione. 

D. 216. In qaaV epoca sorse in Milano il grandioso fab- 
bricalo della Galleria dedicala a FU torio Emanuele? 

R. La collocazione della prima pietra di sì grandioso edi- 
ficio ebbe luogo nel 1865, e la solenne apertura nel 1867. 

D. 217. Quali altre feste politiche si celebrarono in Milano, 
dopo quelle delle annessioni del 1861? 

R. Dopo le feste delle annessioni del 1861, si celebrò in 
Milano anche l'unione della Venezia nel 1866 e l'acqui- 
sto di Roma nel 1870, capitale del nostro regno. 

D. 218. Quale sviluppo prendono ora nella città nostra 
le islituzioniì 

R. La mercè di una civile e moderata libertà le utili isti- 
tuzioni sorgono a gara, le industrie si moltiplicano, il 
commercio si estende e la città va prosperando e si 
abbellisce e dilata. 

/). 219. Accennatemi alcuni particolari intorno a ciò? 

R. Mirabilmente assecondando il nazionale risorgimento, 



— 65 — 
la città nostra, inizia e manda a compimento splendide 
costruzioni pubbliche e private coli' allargar piazze e vie, 
aprirne di nuove, erigere monumenti e innalzare edi- 
ficj ad uso di mercati, di scuole e simili. 

D. 220. Che si fece pel miglioramento morale della cit- 
tadinanza nostra ? 

R. A beneficio della popolazione della città nostra sor- 
sero ovunque associazioni di mutua assistenza, stabili- 
menti d'istruzione, scuole serali, festive e professionali, 
asili infantili, oltre a moltissime pie istituzioni a sollievo 
dei poveri e degli infermi ; per cui facciamo voti che, 
sotto l'egida delle liberali istituzioni, la patria comune e 
la città nostra camminino rapidamente sulla via del 
progresso e quest'ultima sappia sempre mantenere il 
suo primato morale. 




fatti principali, ecc. 



TAVOLA CRONOLOGICA DELLA STORIA 



DI MILANO 

Anni 

av. l'E. v. 

600. Sapposta fondazione di Mi- 
lano. 

222. Milano espugnata dal con- 
sole Marcello. 

49 o 48. Cittadinanza romana 
concessa a Milano. 

d. te. v. 
295. Massimiano Erculeo, sue 
mura. 

312. Costantino entra trionfal- 
mente in Milano. 

313. Costantino, legge di tol 
leranza dei culti. 

369. Ambrogio Anicio gover 
natore dell' Insubria. 

373. Ambrogio Anicio vescovo 
di Milano. 

398. Morte del vescovo Am- 
brogio. 

452. Attila re degli Unni. 

476. Odoacre, re degli Eruli, 

conquista di Milano. 
489-553. Teodorico e i Goti. 

539. Uraja devasta Milano. 



D ITALIA 
Anni 
av. l'E. V. 

753. Supposta fondazione di 

Roma. 
623. Prima discesa dei Galli. 
509. Roma repubblica. 
48-44. Cesare Dittatore. 

d. l'E. v. 

286-304. Massimiano Erculeo e 
Diocleziano imperatori. 

311. Costantino e Massenzio 
competitori all'impero. 

365. Valentiniano impera sui- 
l' Occidente. 



452. Attila prende Aquilej a. — 
Sorge Venezia. 

476. Odoacre fa prigione Ro- 
molo Augustolo. 

493. Teodorico si dichiara re 
d'Italia. 

536. Vitige, re d'Italia, 



- 68 — 



DI MILANO 



D ITALIA 



554. Narsete ristaura Milano. 

569. Alboino e i Longobardi. — 

Regno Longobardo. 
573. Costituzione Longobarda. 

585-616. Regno benefico di Teo- 
dolinda regina. 

591. Agilulfo re Longobardo a 
Milano. 

644. Seconda costituzione Lon 
gobarda o Editto del re Ro 
tari. 



774. Fine del regno Longobar- 
do. Carlo Magno. — Regno 
d'Italia. 

787. Dateo arciprete. — Ospi 
zio pei trovatelli. 

796. Zecca. — Monete di Carlo 
Magno. 

814. Morte di Carlo Magno. 

818. Morte di Bernardo re d'Ita- 
lia. 



838-843. Contesa tra Lotario I 
e Lodovico II. 

868-881. Ansperto arcivescovo, 
mura e torri riedificate. 

945. Dieta tenuta in Milano. 

948. Contese religiose. — Guer- 
ra civile. 

961. Ottone I re di Germania 
incoronato in Milano. 

064. Peste. -* Governo misto 
ecclesiastico-civile. 

983. 1 Sapienti. — Magistratura 
civica. 



553. Narsete vince ed uccide 

Teja. 
572. Alboino conquista Pavia. 



; 



588. Teodolinda di Baviera spo- 
sa Autari re de' Longobardi 

590. Morte di Autari. — Teo- 
dolinda sposa Agilulfo. 



616. Adaloaldo re de' Longo- 
bardi. 

630. Repubblica di S. Marino. 

648. Il papa Teodoro pel primo 
qualificato sommo pontefice. 

697. Venezia elegge il primo 
Doge. 

774. Desiderio, ultimo re Lon- 
gobardo, disfatto da Carlo 
Magno. 

784. Pipino figlio di Carlo Ma- 
gno incoronato re d'Italia, 



800. Carlo Magno è incoronato 
imperatore d'Occidente a 
Roma. 

884. Carlo il Grosso, re di Fran- 
cia, proclamato imperatore 
regna su quasi tutti i do- 
minj di Carlo Magno. 

888. L' Italia in possesso a Gui- 
do duca di Spoleto ed a Be- 
rengario duca del Friuli. 

941. Ottone I re di Germania 
tenta iniziare in Italia un 
governo assoluto,mai gran- 
di feudatari vi si oppon- 
gono. 



— 69 — 



DI MILANO 



D ITALIA 



991. Teofania imperatrice, li- 
bertà comunale. 
1005. Peste in Milano. 

> 

1027. Ariberto arcivescovo. — 
Guerra coi Lodigiani. — 
Supplizj dei Patarini. 

1035-37. Guerra civile triennale. 



1037-39. Corrado il Salico. - 
Guerra esterna. 

1038. Il Carroccio. 

1042. Guerra civile. — Espul- 
sione dei nobili. — Lanzone. 

1055. Pace di Roncaglia. — Reg- 
gimento libero. 

1056. Reggimento repubblicano. 
1099, Magistrato dei Consoli. 
1107. Guerra contro i Lodigiani 

1111. Lodi devastata dai Mila- 
nesi. 



1118. Guerra coi Comaschi. 

1127. Como devastato dai Mi- 
lanesi. 

1154. Federico Barbarossa. - 

Dieta di Roncaglia. 
1158. Dedizione di Milano. 



1162. Devastazione di Milano. — - 
Esilio quinquennale. — Mi 
nistri imperiali e loro estor 
sioni. 



1002. Arnolfo arcivescovo di Mi- 
lano chiama in Italia Enri- 
co II e lo incorona. 

1024. Corrado il Salico è pro- 
clamato imperatore di Ger- 
mania e re d'Italia. 

1037. Le città lombarde comin- 
ciano a governarsi da sé 
stesse con magistrati mu- 
nicipali. 

1056. Contese sanguinose tra 
Gregorio VII e Enrico IV re 
di Germania durate per 20 
anni. 

1077. Pace tra il papa ed En- 
rico IV. 

1093. Corrado figlio di Enrico IV 
detronizza il proprio padre 
e si fa incoronare re d'I- 
talia. 



1101. Corrado re muore avve- 
lenato. 

1115. La contessa Matilde, si- 
gnora di Toscana, viene a 
morte e lega i suoi Stati 
alla Chiesa. 

1125. Lotario III succede ad En- 
rico V nella corona d'Italia. 

1155- Federico Barbarossa è in- 
coronato a Roma impera- 
tore d'Occidente. 

1158.FedericoedificaLodinuovo. 

1177. Congresso di Venezia e 
pace tra Federico ed Ales- 
sandro III. 

1 179. Concilio di Laterano contro 
i Valdesi. 



* 



— 70 



DI MILANO 



D ITALIA 



1167. Lega di Pontida. — Ricu- 
pero della patria. — Forti- 
ficazioni. 

1168. I Milanesi e la città d'A- 
lessandria. 

1176. Battaglia di Legnano. — 
Tregua sejennale. 

1179. Scavo del Tesinello. 

1183. Pace di Costanza. — Re- 
pubblica riconosciuta. 

1192. I Podestà in Milano. 

1198. Credenza di S.Ambrogio. 

1201. Società dei Gagliardi. 
1216. Statuti pel Contado, 

1219. Scavo della Muzza. 



1226. Guelfi e Ghibellini, 
scordie civili. 



Di- 



1237. I Milanesi sconfìtti a Cor 
tenova. — I Torriani. 

1239. Federico IL — Battaglia 
di Camporgnano. 

1245. Battaglia di Gorgonzola. 

1226-1259. Ezelino III. — Sue 
imprese e morte. 

1259. Martino Della Torre an- 
ziano della Credenza e si- 
gnore di Milano. 

1263-65. Filippo Della Torre. — 
Napoleone Della Torre. 

1269. Guerra contro i Lodigiani. 

1271. Guerra contro i Comaschi 

1273. Napoleone Della Torre vi 
cario imperiale. 

1274. I Torriani e Ottone arci 



1190. Morte di Federico Bar- 
barossa. 

1 194. Enrico VI conquista il regna 

di Napoli. 
1198. Enrico VI muore di veleno 

in Sicilia. — Federico II suo 

figlio re di Napoli. 



1220. Federico incoronato re 
d'Italia. 

1230. Sanguinose discordie tra 
l' imperatore Federico e i 
papi. 

1234. Enzo, figlio naturale di 
Federico, è creato re di Sar- 
degna. 

1245. Papa Innocenzo IV fugge 
d'Italia e convoca un Con- 
cilio a Lione. 

1251. Corrado IV re di Napoli, 
imperatore di Germania. 

1254. Manfredi, fratello di Cor- 
rado, usurpa il regno delle 
due Sicilie. 

1266. Battaglia di Benevento, 
rotta e morte di Manfredi. 

1268. Battaglia di Celano, morte 
di Corradino. 

1276. Cimabue e Guittone d'A- 
rezzo. 

1282. Vespri Siciliani. — La Si- 
cilia passa agli Aragonesi. 

1289. Grandi mutamenti nel reg- 
gimento della Repubblica di 
Venezia. 



— 71 — 



DI MILANO 



D ITALIA 



vescovo. — Guerre muni- 
cipali. 

1277. Battaglia di Desio. — I 
y Torriani sconfìtti. — Ottone 

Visconti signore. 

1278. Il Marchese di Monferrato 
luogotenente per Ottone. 

1279. Scioglimento delle società 
politiche. — Tribunale di 
Provvigione. 

1285. Abolizione del Carroccio 
Stendardo di s. Ambrogio. 

1288. Matteo Visconti capitano 
del popolo, poi podestà. 

1302. Matteo Visconti rinuncia 
alla signoria. 

1307-11. I Torriani di nuovo, 



1311. Matteo Visconti ancora 
alla signoria. 

1322. Morte di Matteo. — Ga- 
leazzo Visconti signore. 

1327. Lodovico il Bavaro. — Pri- 
gionia di Galeazzo Visconti. 

1328. Morte di Galeazzo Visconti. 

1329. Azzone Visconti vicario 
imperiale. 

1330. Azzone Visconti signore. 

— Sue opere. 

1339. Morte di Azzone Visconti. 

— Giovanni e Luchino Vi- 
sconti alla signoria. 

1340. Congiura dei Pusterla e 
loro supplizio (1341), 



1349. Morte di Luchino Vi- 
sconti. — Giovanni Visconti 
alla signoria. 



1300. Dante e Giotto. 

1305. Clemente V trasporta la 
sede papale in Avignone, 
dove risiede per circa un 
secolo 

1318. 1 Ghibellini assediano Ge- 
nova difesa dai Fieschi e 
dai Grimaldi. 

1322. Crociata contro Matteo 
Visconti. 

1328. I Gonzaga in Mantova. 

1342. Cino da Pistoja e i Villanie 

1343. Giovanna prima regina di 
Napoli. 

1347. Cola da Rienzi o la Re- 

pubblica* in Roma. 
1349. Cola da Rienzi cacciato da 

Roma. 

1355. Il doge Marino Faliero 
decapitato a Venezia. — 
Carlo IV, imperatore di Ger- 
mania, è incoronatore d'I- 
talia. 

1363. Galeazzo Visconti fonda 
l'Università di Pavia. 



— 72 — 



DI MILANO 



D' ITALIA. 



1354. Morte di Giovanni Vi- 
sconti. — Matteo II, Ber- 
nabò e Galeazzo Visconti 
alla signoria. 

1355. Morte violenta di Mat- 
teo II. 

1358. Il castello di porta Giovia. 
— Quaresima di Galeazzo. 

1378. Morte di Galeazzo IL — 
Bernabò e Gian Galeazzo 
Visconti signori. 

1385. Prigionia e morte di Ber- 
nabò. — Gian Galeazzo solo. 

1386. Il Duomo. 

1395. Gian Galeazzo Visconti 
duca. 

1402. Morte di Gian Galeazzo. — 
Gian Maria Visconti duca. 

1403. Caterina e la reggenza. — 
Barbavara. — Tumulti. 

1412. Morte tragica di Gian 
Maria Visconti. — Filippo 
Maria Visconti. 

1418. Fine tragico di Beatrice 
di Tenda. 



1447. Morte di Filippo Maria 
ultimo duca della famiglia 
Visconti. 



1447-50. Repubblica Ambrosiana, 
— Capitani e difensori della 
libertà. — I Sindaci. — De- 
molizione del castello. — 
Tesoro di s. Ambrogio. 

1448. Vittorie. — Francesco Sfor- 
za. — Carlo Gonzaga. 



1373. Petrarca e Boccaccio. 



1376. Papa Gregorio XI riporta 
la Sede pontificia a Roma. 

1382. Carlo di Durazzo uccide la 
regina Giovanna e si fa re 
di Napoli. 

1386. Si incomincia la costru- 
zione della Certosa di Pavia. 



1402. Gian Galeazzo Visconti 
tenta sottomettere la re- 
pubblica Fiorentina. 

1409. Ladislao re di Napoli si 
accinge a conquistare tutta 
l' Italia. 

1432. Il conte Carmagnola è de- 
capitato in Venezia. 

1442. Renato d'Anjou è sconfitto 
da re Alfonso d'Aragona e 
abbandona il regno di Na- 
poli. 

1447. Il re di Napoli, il duca di 
Savoja, il duca d'Orleans, 
i Veneziani e i Genovesi 
sorgono a pretendere al Du- 
cato, di Milano. 

1450. Lo Sforza, conchiusa pace 
coi Veneziani, s'impossessa 
di Milano. 



1453. Pace generale d'Europa, 
terrorizzata dalla caduta di 
Costantinopoli. 



73 ~ 



DI MILANO 



D'ITALIA 



1449. Congiure e supplizj. 



4450. Caduta della Repubblica. 

— Francesco Sforza duca. 

— Riedificazione del ca- 
stello. 

1456. L'Ospedale Maggiore. 

1457. Canale della Martesana. 



1466. Morte di Francesco Sforza. 

— Galeazzo Maria Sforza 
duca. 

1468. Bona di Savoja. — Bianca 

Maria. 
1474. Monetazione. 

1476. Tragica morte di Galeazzo 
Maria Sforza. — Giovanni 
Galeazzo Sforza e la reg- 
genza. 

1477. Congiura di Corte. — Cicco 
Simonetta. 

1480. Lodovico il Moro. — Morte 
di Cicco Simonetta. 

1481. Maggiorità del duca. — Lo- 
dovico il Moro al governo. 

1485-86. Peste in città. 

1494. Morte di Gian Galeazzo 

Maria Sforza. — Lodovico 

Sforza solo. 

1499. I Francesi col Trivulzio. 

— Luigi XII. — Reggimento 
politico. 

1500. Tumulti. — Prigionia di 
Lodovico il Moro. — I Fran 
cesi col d'Amboise. 

1507. Ingresso solenne del re 
Luigi XII come duca. 

1512. Lega contro Luigi XII. 
Massimiliano Sforza. 



1460-64. Ostilità dei Baroni del 
regno di Napoli e loro op- 
pressione. 

1474. Federico di Montefeltro o 
il risorgimento del ducato 
d' Urbino. 

1478. Congiura de' Pazzi in Fi- 
renze. 

1487. Genova ceduta al ducato 
di Milano dal doge Paolo Fre- 
goso. 

1494. Carlo VIII scende in Italia 
e conquista il regno di Na- 
poli. 

1496. Ferdinando II re d'Aragona 
e Sicilia, coll'ajuto di Spa- 
gnuoli e di Veneziani, ricu- 
pera il regno di Napoli, 



1500. Luigi XII tenta rendersi pa- 
drone del regno di Napoli. 

1503. Disfida di Barletta. — 
Alessandro VI e il duca Va- 
lentino. 

1506-12. La repubblica di Fi- 
renze e il Machiavelli. 



* 



— 74 



DI MILANO 

1514. Tumulto e morti. 



D ITALIA 



1515. Massimiliano Sforza ri- 
nuncia al ducato. — I Fran- 
cesi e loro luogotenenti. 

1518-19. La Lega. — Prospero 
Colonna. 

1521. Francesco II Sforza. 

1525. Carlo V e i suoi luogote- 
nenti. 

1526. Gravi sommosse. — Deca- 
denza della città. 

1535. Morte di Francesco II ul- 
timo duca degli Sforza. — 
GliSpagnuoli. —Il tribunale 
di Provvigione col Vicario. 
— Consiglio dei 60 Decu 
rioni. 

1546. Filippo II re di Spagna 
duca di Milano. 

1548. Ingresso di Filippo II in 
città. — Ferrante Gonzaga 
governatore. — Mura, ba 
stioni e fosse. 

1555. Compimento della nuova 
cerchia di mura. 

1576. La peste di 18 mesi. — 
I Bravi. 

1595-1631.11 cardinale Federico 
Borromeo. 

1607. Il Fuentes governatore. — 
Rovina delle fabbriche d'ar- 
mi milanesi. 

1628. Carestia, tumulti. 



1629-32. Peste di quasi tre anni. 

— Gli Untori. — Processi 

e supplizj. 
1633. I Bravi e vagabondi. 



1508. Giulio II papa e la Lega 

santa. 
1516. Carlo I re di Spagna, di 

Napoli e di Sardegna. 

1522. Battaglia della Biccocca 
perduta dai Francesi. 

1525. Battaglia di Pavia. — I 
Francesi sgombrano V Italia. 

1537. Cosimo I De Medici gran 
duca di Toscana. 

1544. Battaglia di Ceresole vinta 
dai Francesi in Piemonte. 

1555-59. Paolo IV papa e il ni- 
potismo. 



1559. Pace di Cambrais che as- 
sicura alla Spagna il pre- 
dominio sull'Italia. 

1560-67. Sampiero di Bastelica 
o la insurrezione della Cor- 
sica. 

1571. Battaglia di Lepanto vinta 
sui Turchi. 

1580. Morte di Emanuele Fili- 
berto riformatore del Pie- 
monte. 

1582. Riforma del Calendario. 

1628. Riforma del Consiglio dei 
Dieci a Venezia. 

1635. Guerra tra la Francia e 
la Spagna e varj principi 
d'Italia. 

1646. Masaniello fa ribellare i 
Napoletani. 



M 



— 75 



DI MILANO 



D' ITALIA 



1636. Istituzione della milizia 

urbana. 
1659. Pace dei Pirenei. — Tran- 
v quillità. 
Ì700. Guerra di successione. 



1702. Filippo V. 

1706. Gli Austro-Savojardh 



1707-14. Carlo III di Spagna duca 
di Milano. — Smembramento 
del Ducato. 

1733. I Gallo-Sardi con Carlo 
Emanuele III. 



1735. Pace di Vienna. 

1736. Gl'Imperiali. — Maria Te 
resa. 

1745. Gli Spagnuoli per tre mesi 



1746. GÌ' Imperiali di nuovo. — 
Prime riforme. 

1765 80. Giuseppe II e Maria Te- 

* resa. — Continuazione delle 

riforme. — Istituzioni utili. 

1780-90. Giuseppe II da solo.— 
Continuano le riforme. 

1790-92. Leopoldo II. 

1792-96. Francesco II. 

1796. I Francesi con Bonaparte. 

— Agenzia militare. — Muni- 
cipalità. — Repubblica. 



1700. Guerra di successione al 
trono di Spagna in cui sono 
interessati quasi tutti i po- 
tentati d'Italia. 

1706. Il principe Eugenio vince 
i Francesi a Torino. 

1713. Pace di Utrecht. — La 
Sardegna , Napoli , Milano 
date a Carlo VI. 

1716-30. Vittorio Amedeo II, re 
della Sardegna, la governa 
con savie e buone istitu- 
zioni. 

1742. Guerra per la successione 
al trono d'Austria, in cui 
prendono parte anche i po- 
tentati italiani. 

1745-46. I Franco-Ispani inva- 
^dono il Piemonte ed espu- 
gnano molte città. 

1763. Pasquale Paoli o la rivolta 
della Corsica. 

1773. Papa Clemente XIV, ad 
istanza di quasi tutti i po- 
tentati d'Europa, sopprime 
la compagnia dei Gesuiti. 

1789. I ducati di Milano e di 
Mantova soggetti all'Au- 
stria. 

1794. Cospirazioni nel Piemonte 
e nel regno di Napoli. 

1796. Guerra tra gli Austriaci 
ed i Francesi. 



. 



— 76 — 



DI MILANO 



D' ITALIA 



1797. Repubblica Cisalpina. — 
Direttorio. 

1798. Corporazioni soppresse. — 
Beni incamerati. 

1799-1800. Restaurazione Au- 
striaca. — Tredici mesi. 

1800. Bonaparte coi Francesi. — 
Repubblica Cisalpina rista- 
bilita. 

1802. Repubblica Italiana. — Bo- 
naparte presidente. 



1805. Regno Italico. — Napo- 
leone I. 

1814. Napoleone I rinuncia al 
trono d'Italia. — Tragica 
morte del Prina. 

1814-15. Bellegarde e gli Au- 
striaci. 

1818. Ranieri arciduca viceré. 

1820-21. Carbonarismo. — Ri- 
voluzioni e reazioni. 

1830-33. La Giovine Italia. 
Congiure sventate. 



1838. Amnistia generale. 



1847. Dimostrazioni politiche. 



1848. Cinque giornate. — Cinque 
mesi di libertà. — Governo 
provvisorio. — Appoggio 
armato del Piemonte. — 
Restaurazione austriaca. — 
Governo militare. -* Stato 
d' assedio. 



1800. Blocco di Genova, 
taglia di Marengo. 



Bat- 



1802. Il Piemonte unito alla 
Francia. — Morte di Erco- 
le III d'Este, la cui casa aveva 
signoreggiato per sette se- 
coli. 

1805. Regno d'Italia. — La re- 
pubblica Ligure unita alla. 
Francia. 

1814. Gli spodestati principi d'I- 
talia rientrano in possesso 
dei rispettivi loro Stati. 

1816. Calamità prodotte dagli 
scarsi raccolti. 

1821. Rivoluzione del Piemonte 
repressa. 

1831. Subbugli nell'Italia cen- 
trale. 

1846. Le riforme concesse da 
papa Pio IX rianimano le 
speranze dei liberali di tutta 
Italia. 

1848. Moti rivoluzionarj in tutta 
Italia. — Guerra dell'indi- 
pendenza. 

1849. Carlo Alberto, re di Sar- 
degna, rinunzia al trono a 
favore dei figlio Vittorio 
Emanuele. 

1850-59. Moti rivoluzionarj a 
Palermo, a Milano, a-Par- 
ma, in Sicilia, a Livorno.* 



^ 



— 77 — 



DI MILANO 



D J ITALIA 



1849. Guerra tra l'Austria ed il 
Piemonte. — Novara. 



1853. Tentativo di riscossa fal- 
lito. 

1859. Nuova guerra tra l'Austria 
ed il Piemonte collegato 
colla Francia. — Ritirata 
degli Austriaci. — Ingresso 
solenne degli eserciti alleati 
in Milano. — Pace di Vil- 
lafranca. 

1860. Governo nazionale. —Por- 
ta Vittoria. — Anniversario. 



1861. Proclamazione del regno 
d'Italia con Vittorio Ema- 
nuele II re. — Statuto. — 
Festa nazionale. 

1865. Collocazione della pietra 
inaugurale della Galleria 
V. E. 

1867. Apertura solenne della 
Galleria V. E. 

1870. Festa politica peli' acqui- 
sto di Roma capitale. 



1859. Guerra tra l'Austria ed 
il Piemonte collegato alla 
Francia. — Aspirazioni na- 
zionali delle popolazioni d'I- 
talia. 

1860. I Mille di Marsala. — An- 
nessione di molte provincie 
italiane al regno Sardo. *' 

1861. Costituzione del regno 
d'Italia sotto la casa di Sa- 
voja. 



1866. Nuova guerra tra l'Austria 
e F Italia, per cui, anche la 
Venezia, entra a far parte 
del regno d' Italia. 

1870. Occupazione di Roma per 
voto nazionale. 



FINE. 



INDICE 



Dedica pag. 5 

Prefazione » 7 

Periodo I.° Epoca preromana » 9 

» II. Epoca romana » 10 

» III. Eruli, Goti e Longobardi » 13 

» IV. Dominazione dei Franchi. — Imperatori 

Tedeschi. — Governo misto ...» 16 

» V.° Reggimento repubblicano » 21 

» VI. I Torriani . . » 29 

» VII. I Visconti » 34 

» Vili. Repubblica ambrosiana. — Gli Sforza » 41 

» IX. Gli Spagnuoli ......,..» 48 

> X.° Gli Austro-Sardi. — I 'Gallo-Ispani. — Gli 

Austriaci » 52 

» XI. I Francesi » 56 

» XII. Restaurazione austriaca » 58 

» XIII. Governo nazionale ...» 62 

Tavola cronologica di Milano e d'Italia . ...» 67 



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